Il caso Mauri

sculli-mauri-milanetto

Provo a fare ordine sulla vicenda Mauri, lì dove manca chiarezza per i motivi evidenziati qui e qui.
Partiamo dall’epilogo, provvisorio, della storia processuale che interessa il capitano della Lazio, Stefano Mauri, scommettitore suo malgrado (la procura federale ritiene, al contrario, sia stato parte attiva) a cui si riconducono nella loro quasi totalità i principali tronconi d’inchiesta sul calcioscommesse delle procure che indagano tuttora sulla rete internazionale legata all’uomo che gestisce questo impressionante organizzazione, Tan Seet Eng.

La decisione della Corte di Giustizia Federale, organo di secondo grado nel sistema della giustizia sportiva, ha inflitto al giocatore 9 mesi di squalifica, pur non imputandogli l’illecito sportivo. Vi pare una anomalia tutta italiana? Una distorsione? No, non lo è sul piano tecnico, considerando quanto prevede il codice e l’orientamento della giurisprudenza, in tal senso. L’uomo simbolo della Lazio (che ha perso anch’essa il ricorso, ha evitato la penalizzazione ma dovrà versare l’ammenda decisa per responsabilità oggettiva) è stato messo fuori per una doppia omessa denuncia, La Corte di Giustizia Federale presieduta da Gerardo Mastrandrea ha  infatti accolto in parte la tesi di Palazzi, riconoscendo un ruolo al centrocampista nella combine Lecce-Lazio:

La C.G.F, sugli appelli riuniti nn. 1), 2) e 3), vista la propria ordinanza interlocutoria in data
16.8.2013, acquisiti e valutati gli ulteriori elementi istruttori, così dispone, allo stato degli atti:
– accoglie in parte il reclamo della Procura Federale, e, per l’effetto, visto l’art. 7, comma 7,
C.G.S., applicato anche in relazione alla gara Lecce/Lazio del 22.5.2011, infligge al calc. Mauri Stefano la sanzione della squalifica per complessivi mesi 9, nonché alla S.S. Lazio
S.p.A. la sanzione complessiva dell’ammenda di € 50.000,00 (cinquantamila/00).
– respinge i ricorsi del calc. Mauri Stefano e della S.S. Lazio S.p.A. con incameramento delle
relative tasse.

Quanto emerso in questi anni avrebbe dovuto scardinare l’intoccabilità del codice nelle parti in cui, per manifesta impossibilità di controllo, era evidente ormai si trattasse di un apparato normativo scollato dalla realtà di un sistema di controllo e manipolazione dei risultati internazionale.

Si sarebbe forse arginata questa degenerazione, invece di optare per una semplificazione, che non giova né al sistema calcio né alla federazione chiamata attraverso gli organi di giustizia federale ad esporsi. Idem dicasi per questa giostra del campionato che fintamente ci illudiamo sia il più bello del mondo. Abbiamo assistito a incontri della massima serie alterati, in un sistema strutturato in maniera articolata con emissari promiscui e ambigui personaggi di questi campionati, come ci hanno confermato pentiti veri e presunti del pallone. Comprese Lazio-Genoa e Lecce-Lazio, partite per cui Mauri è stato condannato e contro cui, ha annunciato, ricorrerà al Tnas.

Il giocatore, dalla sua, si è difeso. E ha scelto il suo sito ufficiale per far vacillare la convinzione nei tifosi e nei disillusi che la sua responsabilità fosse scaturita dal pregiudizio, da una confusione delle due distinte corti davanti alle quali è stato giudicato, indipendenti nel loro giudizio dall’operato del procuratore federale, Stefano Palazzi. Si è trattato di valutare prove e circostanze che fino a questo momento non hanno convinto con un supplemento di indagine dell’estraneità di Mauri rispetto a quelle vicende.

“Dopo il carcere, gli arresti domiciliari, le accuse di illecito sportivo e divieto di scommesse, dopo due gradi davanti alla giustizia sportiva, pago 9 mesi di squalifica per il mio rapporto di amicizia con Alessandro Zamperini. Confido nel Tnas…per una decisione rapida, che finalmente possa permettermi di tornare in campo a guidare i miei compagni e la mia Lazio”, si è difeso sul suo sito il capitano biancoceleste dopo anni ormai di interrogatori, deposizioni, custodia cautelare e altro ancora.

Sul calciatore, che vanta una carriera lunga e prestigiosa in società tra cui il Modena degli incontri pericolosi, pendono ben altre indagini relative a movimentazione di denaro. Quelle della magistratura svizzera, in collaborazione con la procura di Cremona che, per prima, ha aperto il vaso di Pandora sulla controversa questione legata a un conto cifrato del giocatore brianzolo intestato, si è poi scoperto, ai genitori e per cui è già stato sentito a Berna. Un ulteriore tassello che non contribuisce a capire che ne sarà anche di questa stagione.

A proposito, oggi si gioca, nonostante la credibilità del calcio nostrano sia ormai ai minimi termini.

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