Diaria secondo coscienza

lombardi_crimi

Il secondo coscienza evoca, da un punto di vista filosofico, alla dimensione della morale, quella sfera che investe la distanza focale tra ciò che è bene e ciò che è male. Nel marasma populista del programma del M5 il ruolo ricoperto da questo amalgama indefinito se non nella progettualità di Gianroberto Casaleggio coincide con la vocazione di risolvere la dialettica politica-morale così Prima Repubblica, così intrinseca nei detrattori del berlusconismo durante il ventennio, in questo corpo che usa a suo vantaggio la comunicazione. Che si investe di una valenza che trascende il cinismo del Palazzo per avanzare le richieste degli attivisti, dei cittadini e di ciò che è bene.

Del moralismo che pervade il movimento e i discorsi pre elezioni di Beppe Grillo ho scritto in precedenza, documentando e sottolineando a più riprese la stessa semplicità, l’immediatezza che ha sedotto elettori delusi di destra e di sinistra che hanno delegato personaggi dall’indubbia ingenuità politica a portare avanti le istanze della collettività.

Poi l’agenzia di stampa Agi, ieri sera, batte la notizia della diatriba sulla diaria e di questa regola (?) dei 2.500 lordi sollevata dai grillini al loro padre putativo, reo di alloggiare in dimore lussuose, vantare conti correnti cospicui e che deve ancora fornire con dovizia di particolari risposte sulla questione Costa Rica.

I Cinque Stelle vogliono godere della posizione economica di privilegio scaturita dall’acquisizione di un prestigio sociale a tutt’oggi innegabile, a prescindere da quella morale di cui erano portatori sani i Crimi, le Lombardi. Nel grillino qualunque domina la necessità di emanciparsi, dopo le rocambolesche vicende sulla connotazione del senatore Mastrangeli rispetto a talk show, contenitori domenicali e altri format. Massimalismo, integralismo che hanno indotto all’espulsione di Mastrangeli, a rinnegare l’ideologo Paolo Becchi, liquidandolo come ‘simpatizzante‘ dopo le sue distrazioni storiche a La Zanzara prima e a Servizio Pubblico poi per smarcarsi da quella violenza neanche troppo velata a cui si appellano le esternazioni del professore dell’Università di Genova. Deliziosa la fase del pentimento e l’imputazione, nell’ultimo post sul tema, al nemico informazione le responsabilità.

Nella scatola della democrazia si mastica e si rigetta senza troppa memoria, purché quel sano cinismo serva, abbia un senso che non coincide necessariamente con una qualità morale.

L’indennità di mandato dei parlamentari sarà dimezzata da 10mila a 5mila euro, ma per il resto si potrà decidere secondo coscienza. Ovvero, si dirà su diaria, taxi, spese per i collaboratori e attività politica e telefono come si ritiene opportuno, su base volontaria.

Nella loro e-mail, riferisce Annalisa Cuzzocrea su Repubblica, la questione si risolve più o meno in questo modo: “I parlamentari devono percepire solo 5.000 euro lordi di indennità e ogni altro rimborso relativo a spese effettivamente sostenute rendicontate periodicamente. La differenza dovrà essere destinata al fondo di solidarietà”. Semplice, vero?

Nient’affatto: il 48 per cento chiede che le diarie (quindi tutte le voci accessorie) vengano mantenute completamente, con l’obbligo di rendicontare tutto quel che si spende, ma senza dovere restituire il di più. Lo farà chi vorrà. Altro nodo cruciale, l’indennità: sono tutti in linea, i grillini nel sostenere che si debba intascare 2.500 euro al mese: solo che 5.000 euro lordi andrebbero rimodulati in base a fattori diversi. E così si va avanti, entrando nelle specifiche per cui vi rimando al quadro fornito qui.

Perché la questione della diaria, come delle altre voci, è l’ennesimo esempio di elasticità, di revisione di quei contenuti ritenuti imprescindibili dalla base, magma dietro cui si cela la qualunque dell’universo grillino. Il popolo in piazza per Rodotà, il popolo che vuole le parlamentarie, il popolo che chiede le commissioni sulla Rai e il Copasir.

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