Il pisolino di Crimi

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Lo hanno fatto. Di nuovo. Si mascherano dell’aggressività che imputano a trollS, pubblico pagato per esercitare nulla più che la libertà di opinione tutelata dall’articolo 21 nel commentario di un blog peraltro, per schermare una strategia classica. prevedibile, per quanti hanno costruito una carriera nella comunicazione web.

Lilli Gruber nel tentativo – vano – di estorcere una qualche risposta di sostanza a Nichi Vendola, si interrompe per leggere un lancio d’agenzia come spesso avviene nel corso della puntata di #ottoemezzo. E’ un’agenzia di stampa, l’ANSA, a battere la notizia: i gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle all’unanimità hanno votato il «no» al sostegno ad un governo guidato da Pier Luigi Bersani.

Che cosa vogliono i grillini? A che cosa puntano i movimentaristi concretamente – esecutivo a parte – oltre agli obiettivi dichiarati ovvero la presidenza del Copasir e della Commissione di vigilanza sulla Rai? La votazione di questa sera alla Camera, presente anche il capogruppo al Senato Vito Crimi, il dormiente, conferma quanto convenuto al Senato.

Un replay che spazza via – bravi loro – i sospetti di una fronda grillina imminente, temuta ed esclusa dal comico-politico con la veemenza che ha indignato l’assessore Franco Battiato, iperbolico protagonista di una sequenza ininterrotta di dichiarazioni autogeneratisi di ordinaria follia. Povera patria. Povera, povera patria.
L’azione di distrazione di massa elaborata in questa giornata in cui Bersani incontra anche il cardinal Bertone e che porta alle prime consultazioni in streaming della storia repubblicana.

Lo hanno fatto. Di nuovo. Selezionano che cosa, quando e come consentire il passaggio di determinati contenuti attraverso la Rete e nella modalità più confacente alla gestione e al controllo dai vertici del M5S per compattare l’idea del gruppo, sedimentare nell’opinione pubblica il convincimento di una certa immagine del marasma grillino. E assottigliare il convincimento che i Cinque Stelle prestino obbedienza in una struttura gerarchica il cui vertice è occupato dal comico genovese, espressione del progetto Casaleggio.

Il livello di attenzione non consente sbavature né gesti smisurati: l’operazione trasparenza è utile perché quel che conta è il fine, l’assenza di sospetti uniti alla conferma della proiezione di un movimento radicale, antagonista rispetto al modello partitico tradizionale e identificato con dirigenti riconoscibili e dalla connotazione quasi grottesca corredati da appellativi ridicoli. Provando a contenere le incongruenze scivolose, pisolini compresi. I controllori dei controllori non stanno a guardare.

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