Cronache grilline nell’era delle consultazioni

Te la guardi, questa politica dal punto di osservazione privilegiato di chi studia la deriva (annunciata) della fronda grillina (vedi il pezzo odierno di Malaguti). Uccidere il padre è il mantra dell’emancipazione della massa di uno vale uno avvezzi a inserire in una dichiarazione tipo maleducazione, qualunquismo e le parole stese dal capo. Nella caserma virtuale progettata dal perito Gian Roberto Casaleggio, il linguaggio è militaresco, la reverenza gerarchica, la fede condivisa in una omologazione piatta e standardizzata che elogia la strategia dell’aggressione dei markettari smanettoni arruolati alla causa e che – udite, udite – il dibattito interno sui punti ‘caldi’ del programma del M5S esiste.

C’è, ma rimane inglobato nel circuito grillino nel timore che consentire alla deviazione dal tema di fuoruscire possa macellare il movimento nel tritacarne mediatico. Per non esporre il movimento alle critiche (e potrei mettere tra virgolette la frase).

Lorenzo Crimi, la sua maleducazione e la totale assenza di consapevolezza del cambio tattico in questa fase, ha brillantemente sintetizzato l’essenza della dottrina grillina. Più di una Marta Grande qualunque, di un Gian Paolo Vanoli qualunque.

“I giornalisti mi stanno tutti sul ca..o”. Però li strumentalizzano. Però si accolgono solo giornalisti di una certa fattura. Però si finisce su alcune testate anche per interviste che diventano, dopo essere state pubblicate, giusto chiaccherate. E non per il delizioso dibattito sul definire l’intervista un genere o una tecnica giornalistica. O per il nodo finanziamento pubblico. O per i media di cui dovrebbe dotarsi il M5S. O per i suoi esperti di comunicazione/blogger/spin doctor.

“Beppe è stato capace di tenerlo sveglio”, afferma riferendosi all’arrivo coatto e stracafonal di Grillo al Quirinale (con tanto di sgommata del cognato-autista sognatore di utopie costaricane, manco fossimo in un film di Tarantino) e alle sue esternazioni davanti a Giorgio Napolitano. Oltre alla maleducazione severgniniana, in questa devozione si intravedono pericolosi microfascismi che spero si spengano alla luce della ragione. Rigurgiti che leggo come altri utenti sul blog del comico-leader: nei post e nei commenti, moderati e non come ho ribadito a più riprese e che un articolo da incorniciare di Maria Strada ha documentato, con reazioni indignate di militanti a corredo di screenshot inequivocabili.

Si fa più di quel che si può, in questo frangente che sa per clima e contesto di cronache di poveri amanti. Non siamo nella Firenze disperante di Via del Corno, non siamo scrittori alla Vasco Pratolini ma cronisti che registrano l’abile creazione di una sacca di consensi che ha condotto personaggi improvvisati nella gestione della cosa pubblica (non in altri campi) a ricoprire ruoli e funzioni istituzionali. Dai capogruppo M5s non ci si attendono simposi sui regolamenti parlamentari. Né la ragionevolezza che il mandato esplorativo conferito dal Presidente della Repubblica a Pier Luigi Bersani (mandato esplorativo, in my own opinion) possa essere compreso da costoro e che si convenga a un risultato da identificarsi con il parto di una legge elettorale e interventi minimi di sostegno agli imprenditori (economia reale, no finanza). In uno scenario di Palazzo in cui i movimentaristi (li ribattezzo così, ora) operano in quello che nei miei studi universitari veniva descritto dal professor Giovanni Sartori come un can-gatto.

Oggi li vediamo in Val di Susa, al fianco dei No Tav. Uno dei punti chiave del programma investe la materia dei trasporti su rotaie e l’attuazione dei corridoi europei: il loro elettorato, svelano sondaggisti e studiosi, ha assunto posizioni in merito massimaliste, chiare. Se il M5S vuole mantenere compatta anche quell’area della base deve essere lì, oltre che in Parlamento a chiedere presidente di Copasir e Commissione di vigilanza sulla Rai. Organi la cui composizione è tra le più tecniche (e politiche) e per cui l’azione di controllo interna (?) è un contenitore vuoto.

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