La coscienza a posto di Sculli

Giuseppe Sculli parla, con una proprietà di linguaggio eccellente, per la prima volta in una conferenza stampa dell’inchiesta Calcioscommesse che, nelle sue varie declinazioni, lo ha investito in modo diretto. Di nuovo, dopo quella squalifica rimediata ai tempi del Crotone. “Oggi è la prima volta che parlo dell’inchiesta del Calcioscommesse dopo i fatti di Genova”, ha detto in sala stampa. La procura di Cremona, ricordiamo, ha chiesto una proroga di sei mesi per lui e altri 32 degli indagati iscritti nel registro nel maggio scorso.

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“Sono stato indagato come altre decine e decine di giocatori. Ma non sono preoccupato, anche perché con la coscienza pulita. Sono stato interrogato per la prima volta solo meno di tre mesi fa, dopo un anno e mezzo che girava il mio nome. Sono bastati dieci minuti per chiarire la mia posizione e ribadire di essere estraneo alla vicenda. Io non ho parlato mai con nessuno. Non esco con compagni di squadra e dirigenti. Non frequento persone del calcio al di fuori delle partite. Io col Calcioscommesse non c’entro. Sono state messe in giro mie foto vecchie che non avevano e non hanno nulla a che fare con la mia storia calcistica“.
Alle accuse di aver avuto contatti con i tifosi del Genoa e il riferimento non può essere solo a quella scena di ordinaria follia ma alle intercettazioni, alle informative e altri contenuti e indiscrezioni emersi nel corso delle indagini, ha risposto: “Sono stato a Genova per sei anni. Sono andato a diverse cene e feste di club come gli altri giocatori. È chiaro che uno conosce qualche tifoso con cui scambia qualche parola e fa foto ricordo. Ma da questo a costruire un film, ce ne passa. In Genoa-Siena ho solo cercato di calmare i tifosi chiedendo loro di farci giocare perchè rischiavamo di retrocedere. Tutto qui. Da quel giorno è la prima volta che parlo di quanto accaduto. Io – ha detto ancora Sculli – sono completamente estraneo e sempre disponibile ad essere ascoltato in ogni momento dagli investigatori, come accaduto tre mesi fa”.
“La verità è che il mio cognome è scomodo. La storia la sanno tutti – ha detto uscendo allo scoperto sulla sua parentela con Giuseppe Morabito, detto u tiradrittu – , e così accade che puntualmente viene tirata fuori la mia famiglia. Ogni volta la rimettono sul piatto. Io ho i giornali del 2004 e quelli del 2013 e dicono la stessa identica cosa. E in questo vicenda del Calcioscommesse si è andati ancora una volta sulla vita mia privata. Ma io della mia vita privata posso fare quello che voglio. Se loro vogliono guardare alla mia vita privata che facciano pure”.
Il giocatore è tornato anche sulle polemiche di domenica scorsa, sfociate nel ricorso inoltrato dalla società biancazzurra alla Procura federale, contro l’arbitro Mazzoleni, reo, secondo i dirigenti abruzzesi, di aver rilasciato delle dichiarazioni nel sottopasso degli spogliatoi durante l’intervallo della gara col Chievo. “Premetto che per me c’era rigore netto. Ma non vogliamo però alibi. Se siamo in questa posizione di classifica non è per qualche decisione arbitrale. Tornando sulla gara di domenica scorsa credo però che Mazzoleni in cuor suo sappia di aver sbagliato. Quando mi ha ammonito per proteste mi ha detto che non dovevo condizionare la partita. Se ha pronunciato quelle parole, non va bene. Credo che in questa stagione sono stati diversi gli episodi arbitrali che ci hanno penalizzato. Può darsi che domenica passando in vantaggio, avremmo potuto vincere anche la partita col Chievo”.
da Virgilio Sport
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