Dossier illegali: il ruolo di Tronchetti, il ruolo di Telecom Italia

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Non sottovalutate le conseguenze di un processo, mai. Anche se intricato, articolato in più rami, complicato dall’opera di indagine e di relativo aprirsi di altri tronconi d’inchiesta.

Prendiamo il caso (e relativi procedimenti) relativi ai dossier illegali Telecom. Materia difficile, di cui si riescono a reperire informazioni grazie all’opera di colleghi di qualità rare e fonti che si esprimono compatibilmente con la delicatezza del momento. L’ultima notizia che ha scosso l’opinione pubblica è stata battuta dall’agenzia di stampa ANSA (notizia che ho appreso io stesa così, in prima istanza): Telecom Italia si costituirà parte civile contro l’ex presidente Marco Tronchetti Provera.

Un aspetto non banale. Attraverso il legale Luca Santamaria la Telecom che ha chiesto di costituirsi parte civile nell’udienza di apertura del processo a carico di tronchetti accusato di ricettazione per la vicenda dei dati captati illegalemnte dall’Agenzia Kroll nell’ambito della vicenda sui dossier illeciti. Riferisce l’agenzia:

“A sentire i pm, l’ex numero uno di Telecom avrebbe ricevuto per “trarne profitto” dati trafugati dal colosso di investigazione Kroll con un’operazione di hackeraggio di uomini della sicurezza informatica di Telecom.

Nell’atto in cui è contenuta la richiesta di costituzione di parte civile per danni morali, patrimoniali e d’immagine s’ipotizzano “evidenti e significativi danni d’immagine e alla reputazione commerciale di Telecom tenuto conto dell’eco mediatica che questa vicenda e gli stessi reati, presupposto della ricettazione qui contestata, hanno determinato in Italia e all’estero almeno dal 2005 a oggi”. Non solo. Il gruppo ha specificato anche che “i fatti imputati all’ex presidente hanno dunque già cagionato danni patrimoniali alla società e sono suscettibili di cagionarne altri nel prossimo futuro”. Il gruppo di tlc, inoltre, ha rilevato che in relazione alla vicenda Kroll-dossier illegali “è proprio Telecom Italia – e non il suo ex presidente – ad essere il bersaglio” di alcune “‘iniziative giudiziarie” e “dunque è proprio la Società a doverne sopportare già da tempo gli ingenti costi, per il momento anche solo in termini di spese legali e di impiego di risorse interne”.

L’ex presidente è stato rinviato a giudizio con citazione diretta dal procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, che ha invece stralciato altri due ‘capitoli’ dell’inchiesta (per i reati di concorso in intrusione informatica e corruzione internazionale) sui dossier illegali nei quali era coinvolto Tronchetti, in vista dell’archiviazione.

“Il presidente di Pirelli – difeso dall’avvocato Roberto Rampioni – è però finito sul banco degli imputati per l’affaire Kroll perché avrebbe ricevuto, al fine di “trarne profitto”, alcuni dati trafugati dal computer del colosso di investigazione con un’operazione di hackeraggio messa a punto da alcuni uomini della squadra informatica di Telecom, mentre si trovavano a Rio de Janeiro. L’allora presidente di Telecom, secondo l’accusa, sarebbe stato messo a conoscenza del contenuto dei file “illegalmente intercettati e poi sottratti alla Kroll” da Giuliano Tavaroli, all’epoca capo della security di Telecom e Pirelli. Tavaroli, in base alla ricostruzione degli inquirenti, previo accordo “specifico” con Tronchetti, avrebbe fatto pervenire in forma anonima i file alla segreteria dello stesso Tronchetti per poi essere ‘girati’ alla sicurezza per legittimarne l’utilizzo. Il reato ipotizzato si prescrive tra il 2014 e il 2015. Oggi, oltre a Telecom, hanno chiesto di costituirsi parti civili anche la Asati (associazione azionisti Telecom Italia), Carla Cico, ex ad di Brasil Telecom, il finanziere Daniel Dantas e un piccolo azionista. La discussione e la decisione sulle parti civili si terranno nella prossima udienza fissata per il 18 marzo”.

La replica, davanti a un fatto che ha del simbolico oltre a tutto il resto, ha dettato la risposta del diretto interessato che ha incaricato i suoi legali

“di valutare ogni azione a tutela della mia immagine e onorabilità anche nei confronti di Telecom Italia. E’ un dato di fatto la mia totale estraneità alle attività di dossieraggio illegale evidenziata senza equivoci non solo dai lunghi anni d’indagine da parte della Procura di Milano, ma anche dalla recente conclusione del processo, che ha reso esplicite le responsabilità dell’intera vicenda, sebbene in più occasioni anche Telecom Italia abbia tentato di ricondurle a me”. “In sede processuale – prosegue Tronchetti – sono emerse in modo chiaro quali fossero le finalità e il modus operandi dei soggetti condannati per le attività illecite di cui si sono resi protagonisti. Ignorarle rende sempre più evidente il tentativo, in parte riuscito, di manipolare la realtà cercando di attribuirmi responsabilità di comportamenti illegali che invece ho sempre combattuto e contribuito a svelare e a denunciare”.

“Il processo che si è aperto stamane riguarda esclusivamente una ipotesi di ricettazione nella cosiddetta ‘vicenda Kroll’. Come noto, in questo caso il mio ruolo è stato ispirato alla tutela dell’azienda di cui allora ero alla guida. E’ importante ricordare ancora una volta – continua – che il materiale pervenuto nella sede della Società, oggetto del contestato reato e comprovante lo spionaggio eseguito dall’agenzia Kroll ai danni di Telecom Italia, fu immediatamente inviato all’autorità giudiziaria brasiliana e, successivamente, a quella italiana”. E’ palese, secondo Tronchetti, “che tale comportamento fu certamente non in danno di Telecom Italia, ma volto a tutelare l’azienda. Va infatti ribadito che la Kroll aveva posto in essere azioni contro Telecom Italia già prima dell’ingresso indiretto della Pirelli nella compagine azionaria e, successivamente, anche contro di me e la mia famiglia. Per tale comportamento – conclude – la stessa Kroll, attraverso la sua controllante Marsch, ha ripetutamente formalizzato le proprie scuse per le attività in danno della Società, della mia famiglia e mio personale”.

Una inversione di ruoli, scaturita dalla condanna del finanziere per quanto illecitamente attuato ai danni dell’ex attaccante Christian Vieri? Arduo sostenerlo, visto il momento storico. Eppure da quella pronuncia che ribadiamo non è sentenza definitiva sono scaturite conseguenze notevoli, anche sull’Inter.

Altro fatto che è stato trattato in velocità, che mi preme riprendere concerne la pronuncia della Corte d’Appello di Milano che ha condannato il commercialista Marcello Gualtieri a 4 anni di reclusione, per riciclaggio, ribaltando la sentenza di assoluzione del Gup Mariolina Panasiti di due anni fa. Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera, ha dato notizia delle motivazioni, qualche giorno fa. Gualtieri, commercialista e consulente dell’investigatore privato Emanuele Cipriani, all’inizio dell’iter processuale, che vedeva coinvolti 34 imputati, aveva scelto il rito abbreviato e il processo, davanti al Gup Mariolina Panasiti, si era concluso, nel maggio del 2010, con l’assoluzione.

I giudici di secondo grado, però, hanno ribaltato la sentenza e hanno anche condannato Gualtieri a risarcire la stessa Telecom rinviando la quantificazione del danno a una causa civile. Nel processo in appello la tesi della accusa, sostenuta dal sostituto procuratore generale Piero De Petris, ha fatto proprie molte delle argomentazioni della Telecom contro l’assoluzione del commercialista.

In particolare, la mancanza di identità tra gli interessi della Telecom con quelli dell’allora presidente Marco Tronchetti Provera, definito ”capitalista senza capitale” in quanto deteneva un pacchetto azionario minimo in Telecom. Nel sostenere ciò, il pg, discostandosi da quanto aveva ritenuto il giudice Panasiti, ha evidenziato una serie di operazioni investigative condotte da Cipriani, come quelle chiamate Macumba e Garden, per dimostrare come rispondessero alle finalità personali dell’ex numero uno di Telecom non a quelle della società.

Scrive Ferrarella che:

“ci sarebbero state tipologie di vario genere. «Alla società», scrive il presidente estensore Luigi Martino, «sono state fatturate informazioni» di «immediato e concreto interesse di Pirelli e Telecom in rapporto a specifiche operazioni finanziarie da intraprendere», per le quali non è configurabile il reato di appropriazione indebita. «Ma sono anche state fatturate informazioni acquisite ad esclusivo beneficio del presidente Tronchetti Provera e del suo nucleo familiare, che nessun riflesso possono avere sull’interesse dell’azienda. Di puro, brutale dossieraggio politico, di schedature di calciatori, allenatori di squadre di calcio che non è possibile rapportare non soltanto all’oggetto sociale, ma nemmeno a un interesse sociale», e che dunque «è un dogma ricondurre a interesse aziendale».

“per i giudici d’Appello, il commercialista avrebbe commesso [il reato di riciclaggio] «con l’aver costituito, conscio di lavare denaro di provenienza illecita e venendo retribuito a percentuale sulle movimentazioni, due società prive di struttura operativa e utilizzate come punto di smistamento di flussi di denaro provenienti dall’Italia. In una parola, uno “schermo”»”.

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