Giudice Sportivo, quali pesi e quali misure

Non per tediarvi con l’enucleazione di quanto variabili possano rivelarsi le interpretazioni delle norme che regolano il calcio, ma il tempo richiede tempo quando alcune valutazioni vanno decantate. E osservate dalla giusta distanza.

Purtroppo Delio Rossi ha commesso un errore che ne denota non solo la suscettibilità e lo sottopone – a breve distanza da quell’orribile aggressione (non ricorrerei ad espressione diversa) ai danni di Adem Ljajic – al pubblico diniego e per quel dito medio che ci ha proiettato in una sceneggiatura di Quentin Tarantino e per quell’assenza di pertinenza ai fatti.

Abbiamo subito la fiera della volgarità esibita da alcuni abitudinari delle curve, convinti che identificare un nemico, insultarlo, oltraggiarne la madre o sbeffeggiarlo per il colore della pelle rafforzi una posizione di preminenza in uno stadio. Contro Balotelli, contro le vittime dell’Heysel, contro quanti hanno deciso di giocare una partita in una data struttura, contro i napoletani: il prontuario della stupidità si è arricchito di un corollario di effetti inediti in questo lungo week-end.

Episodi distinti che il Giudice Sportivo, Gianpaolo Tosel, ha valutato in base a quanto appurato dai referti e ha tradotti in sanzioni. In ammende e squalifiche. Inter, Juventus e Napoli verseranno 15.000 euro.

“Ammenda di € 15.000,00 : alla Soc. INTERNAZIONALE per avere suoi sostenitori, al 41° del primo tempo e al 42° del secondo tempo, indirizzato ad un calciatore di altra Società cori insultanti e costituenti espressione di discriminazione razziale; sanzione attenuata ex art. 13, comma 1 lettera a) e b) CGS, per avere la Società concretamente operato con le forze dell’ordine a fini preventivi e di vigilanza”. Per Tosel la discriminazione razziale, stavolta vale una cifra pari a 15.000 euro.

La medesima cifra che dovrà versare la Juventus per i beceri coretti della propria curva inneggianti alla distruzione di Napoli ad opera del Vesuvio, in una reiterazione fastidiosa quanto inutile querelle ormai per i toni assunti. La motivazione non può che coincidere con la precedente. Lo sottolineo.

Non vi è alcuna menzione (a ripetute letture del comunicato) di una qualche forma di censura relativa alle offese alle vittime di quello sciagurato 29 maggio 1985 o sulle frasi inneggianti al Liverpool che pure sarebbero confluite correttamente. L’orribile -39 fotografato dai tifosi presenti, all’interno dello Juventus Stadium, non desta alcun dubbio nel Giudice Sportivo: non sussistono motivi per esprimersi in merito vista la trasparenza nel referto.

Nel referto depositato né l’arbitro, né gli ufficiali di gara, né gli ispettori hanno riportato all’attenzione di Tosel e dei suoi, quanto intellegibile per chiunque fosse all’ascolto. O non hanno ritenuto che fosse indispensabile, per regolamento e senso civico, trovasse una corretta collocazione.

Non si tratta di un tema trascurabile: l’indipendenza del giudizio garantisce uniformità, equità e uguaglianza garantendo il progresso giuridico di una società che misura il proprio ego sui campi di calcio.

Perché liquidare i cori con un’ammenda quando si può squalificare un campo, come già avvenuto peraltro? Perché il laser indirizzato sul direttore di gara costano 15.000 euro come quei cori offensivi? Perché gli ispettori della FIGC, che dovrebbero colmare le lacune ormai fisiologiche per le proporzioni degli eventi calcistici, non hanno ricevuto segnalazioni – se quanto sentito e documentato da fotografie e video – visto che non risultano a referto?

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