Il re del calciomercato

mino raiola

Istrionico, sgradevole, affabile. Chi conosce Mino Raiola da Nocera Inferiore? Chi frequenta l’Atahotel Executive? Chi viene invitato nei posti giusti? Zlatan Ibrahimovic? Adriano Galliani?

Raiola stasera si presenta nell’albergo milanese in cui si consumano le negoziazioni e prende una stanza al terzo piano, camera 374. Alle 19.30 lascia la sua stanza dopo una sequenza ininterrotta di telefonate, tentativi di connessione e probabilmente imprecazioni e urla per palesare le proprie contrarietà. Rischiano di saltare le trattative con il Pescara: Giuseppe Sculli e Lamberto Zauli dalla Lazio, Cristian Terlizzi. E, ovviamente, anche Kasami dal Fulham. Che in effetti rimane dov’è suscitando l’ira del furioso Mino che avrebbe concluso la composizione del mosaico di una sessione perfetta per Minone. Mario Balotelli va al Milan, Urby Emanuelson al Fulham e Jonathas al Toto, manca giusto Kasami.

“Non è possibile fare mercato in un hotel del genere – dichiara ai cronisti presenti in sala – dove salta la connessione internet e crolla tutto. Questo albergo lo tirerei giù, questo è lo specchio di un Paese come l’Italia. Dove non funziona nulla. Non si può lavorare così, come è possibile? Spero che in futuro non si faccia più il mercato in questo albergo. Se sarà ancora qui sarà una sconfitta, un passo indietro per il calcio italiano. Come si può? Cerchiamo di rendere tutto più multimediale e poi ci ritroviamo in questa situazione”. Per Raiola, capace di centrare per due tra le sue maggiori fonti di arricchimento come Zlatan Ibrahimovic e Mario Balotelli trasferimenti a go go, nulla è impossibile. E’ solo questione di organizzazione e agenda. La sua. Volenti o nolenti ha i suoi meriti. Macina chilometri (cambia una Mercedes all’anno per sostenere i quasi 150.000 chilometri che dice di fare), cura gli interessi della sua società con sede nel Principato di Monaco con sedi di rappresentanza in Olanda e Repubblica Ceca (la Maguire Tax e Legal) e preferisce i film d’azione, alla James Bond. Si veste fintamente da personaggio di un romanzo d’appendice perché quel sano pragmatismo gli ha suggerito di operare con intelligenza. Sa essere il migliore dei trasformisti, Mino. Da quando smise di giocare, intuendo dove albergava il business.

Carmine Raiola, nasce 45 anni fa a Nocera Inferiore in provincia di Salerno. Ma il padre decide ben presto di abbandonare la sua attività per trasferirsi in Olanda quando il futuro cervello dell’operazione Ibrahimovic ha solo un anno. Giunto ad Harleem, prima si dedica alle automobili e poi alla ristorazione. Il locale di famiglia è una delle mete predilette di dirigenti e giocatori dell’Ajax. Come calciatore ci prova, ma non va a causa di un infortunio capitatogli ai tempi dell’Harleem. Una folgorazione, si converte in dirigente e prende contatti con il locale sindacato calciatori. Insieme a Jansen costruisce una rete di relazioni che si rivelerà di prospettiva. A 25 anni arriva la grande occasione grazie a duo Casillo-Zeman: sarà lui a portare a Foggia l’olandese Bryan Roy. Ed è la svolta. Poco dopo Dennis Bergkamp arriva all’Inter. Il colpo – come procura – lo fa di lì a breve grazie al boemo quando Pavel Nedved diventa suo assistito.

La Furia ceca gioca nella Lazio, è il miglior esterno del campionato sul mercato. E’ perfetto per la Juventus della Triade in cerca di un giocatore dalle medesime caratteristiche tecniche che vanta un procuratore dalle qualità di Mino. Sa spendersi per Big Luciano e mantenere relazioni amichevoli con Adriano Galliani nonostante nel post Calciopoli abbia poi assistito Ibrahimovic nel trasferimento all’Inter, quando con il Milan sembrava ormai cosa fatta.

Il tempismo è tutto. Per il rossonero e il ‘Voglio vincere tutto’, in una fenomenologia dello Zlatan milanista l’attesa si rivela poi breve. Per Balo, tanto per citare un secondo esempio di spessore, le vie del Signore portano a Manchester con biglietto andata e ritorno. Bene così, Mario può spostare il 2% dei voti in campagna elettorale nonostante l’ironia divergente del patron, Silvio Berlusconi. Bene anche così. Il re del calciomercato è sempre lui, Mino da Nocera Inferiore.

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