Quando verranno fatte quelle scelte

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Mi interrogo sull’opportunità per quanti si misurano quotidianamente con il trattamento di materiale fragile come l’informazione se insistere nell’evidenziare i paradossi della giustizia sportiva abbia una valenza come dovrebbe in quanti si confrontano con i contenuti. Se si riesce a trasmettere nella corretta proporzione e con la giusta distanza la centralità di questi temi in una società in cui l’industria del calcio ricopre un ruolo così prominente.

Il caso Alberti, tra i più paradossali, ha occupato sommariamente uno spazio modesto tra quotidiani e siti specializzati, per non parlare dell’avarizia che il giornalismo televisivo (in larga parte) riserva alle specifiche vicende di questi giocatori di categoria inferiore. Vuoi per la quasi contemporaneità con la pronuncia della Corte Federale sul ricorso del Napoli contro la penalizzazione che aveva inflitto un decurtamento di due punti alla classifica della squadra di Aurelio De Laurentiis e sei mesi di squalifica a Cannavaro e Grava, vuoi per la recente conferma in blocco di tutto il vertice Figc questa pronuncia del Tnas è passata così, in leggerezza.

Andrea Alberti gioca nel Prato quando il suo nome spunta nell’inchiesta di Cremona sul calcioscommesse. A fare il suo nome è Carlo Gervasoni, uno dei testimoni chiave della procura, relativamente alla presunta combine di Cremonese-Monza del 27 ottobre 2010, valevole per la Coppa Italia Lega Pro.

Secondo l’accusa Alberti, assieme al difensore Luca Fiuzzi e al centrocampista Vincenzo Iacopino, in combutta con altre persone non tesserate del Monza, aveva “posto in essere atti diretti ad alterare lo svolgimento ed il risultato della gara, in funzione della realizzazione di un over con vittoria sul campo della squadra del Monza. Con le aggravanti della effettiva alterazione dello svolgimento e del risultato della gara”. Per l’ex attaccante arrivano prima il deferimento e poi le sentenza di condanna della Disciplinare e della Corte Federale.

Il ricorso al Tnas è l’ultima possibilità di dimostrare, sul piano disciplinare, l’infondatezza di quella sentenza che lo ha condannato a una squalifica a 3 anni e 6 mesi. Alberti, dopo essere stato squalificato sia dalla Commissione disciplinare sia dalla Corte di Giustizia federale, viene riabilitato con una sentenza che ha dell’eclatante.

Non poteva chiudersi con segnali più negativi, questa settimana di processi fuori stagione nel pieno dello svolgimento di un campionato inquinato da dubbi&sospetti, per l’attività della procura federale che esce sfasciata, contrastata, discussa. In questi procedimenti non c’è stata una sola sentenza di primo grado confermata in appello, nelle sanzioni o nelle motivazioni – concetto sottolineato da Aligi Pontani su Repubblica – ponendo concretamente sotto esame l’operato della giustizia sportiva e sulle modalità secondo cui si svolgono questi procedimenti che – ribadisco – rimangono disciplinari.

Certo è che questa giustizia a puntate nell’opera lodevole della procura appare fragile, lacunosa (vedi le motivazioni della Corte Federale sul caso Conte) e indifferente alle logiche di ordine e razionalizzazione. Il caso del Napoli – prima il dramma e poi il sollievo – ci insegna quanta possa alterare classifica, zona Champions e compagnia cantando un processo celebrato nel mezzo di una stagione. Di come possa far tuonare presidenti, dirigenti e collegi difensivi per la disparità di trattamento. La pronuncia del Tnas ha sferrato un secondo durissimo colpo. Si riferiva, sul Corriere dello Sport, di un processo imminente a carico di Lazio, Genoa e Lecce per due incontri sotto osservazione della procura federale da tempo di cui per ora non si ha riscontro a livello ufficiale, ma una consueta difesa a priori.

Giancarlo Abete saluta la sua fresca riconferma con la ferma opposizione a nuovi processi prima dell’estate e l’apertura alle auspicate modifiche quando risponde che la classifica non subirà contraccolpi derivanti dall’attività della giustizia sportiva, alimentando indirettamente disparità ad asimmetrie evidenti. Il capo della polizia Antonio Manganelli, durante la conferenza dell’Interpol a Roma sul calcioscommesse, col solito motivetto del dire-non dire ci ha preparati al prossimo appuntamento. Un non finisce qui, alla sua maniera.

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