Calciopoli, riflessioni sulla sentenza Giraudo

Giraudo Moggi

“Al di là delle due assoluzioni ottenute, siamo molto delusi e sorpresi dalla decisione odierna, non ci aspettavamo questo epilogo. Attendiamo il deposito della motivazione della sentenza avverso la quale ricorreremo in Cassazione. Ribadiamo con forza la totale innocenza del nostro assistito Antonio Giraudo”.

Massimo Krogh e Michele Galasso, avvocati di Antonio Giraudo nel comunicato seguito alla pronuncia della sentenza della Corte di Appello di Napoli.

Mentre la voce flebile del presidente appannava la lettura della sentenza, ripercorrere le fasi di quanto accaduto da quell’estate assolata al pomeriggio in quell’aula napoletana assume un senso nuovo, che si rinnova sentenza dietro sentenza. Processo dopo processo. Nulla in cui si ravvedono le grandi speranze dickensiane. Ho ascoltato e distinto la parola assoluzione, confondendomi io stessa e disegnando il flusso delle conseguenze. Invece di assoluzione si deve parlare per quegli imputati accusati ingiustamente di essere invischiati nel sistema moggiano, nella cupola come piacque a qualcuno semplificare a livello giornalistico la cosa per rendere al lettore quanto creato dal demiurgo, Luciano Moggi.

Antonio Giraudo è stato condannato a un anno e 8 mesi, 20 mesi per quelli a cui la somma dei mesi sembra più gradevole che non implica la messa in discussione dell’impianto accusatorio e che mantiene ancora in piedi l’accusa di associazione attorno a cui si costruisce il procedimento a carico dell’ex amministratore delegato della Juventus. Quindi, assolti l’ex presidente dell’Aia Tullio Lanese, gli ex arbitri Tiziano Pieri, Paolo Dondarini, Marco Gabriele, Stefano Cassarà e Domenico Messina (attuale designatore della serie B),  l’arbitro internazionale tuttora in attività Gianluca Rocchi e gli ex assistenti
Duccio Baglioni, Giuseppe Foschetti e Alessandro Griselli. Condannato solo Giraudo, non come promotore dell’associazione aspetto per nulla secondario e su cui insisto, ma come associato di associazione a delinquere e frode sportiva per la gara Juventus-Udinese (2-1) del 13 febbraio 2005. Associazione che implica un numero multiplo e sulla cui fondatezza dubbi sono stati avanzati a più riprese anche nella recente intervista rilasciata da Moggi a Panorama.it. Un mistero di quelli così italiani in cui una decisione salomonica ed equilibrata desta maggiori interrogativi rispetto a pronunce nette che per essere chiarito si dovranno aspettare le motivazioni.

In attesa di comprendere ora che ne verrà su altri fronti, per esempio relativamente a quel risarcimento inflitto dalla Corte dei Conti o dalle cause intentate da professionisti legati all’Inter e indirettamente confluiti nell’attività di dossieraggio illegale svolto da Telecom Italia attraverso Giuliano Tavaroli e la Polis d’Istinto gli sforzi per conferire linearità a Calciopoli risulta opera ardua.

Progressivamente con l’emergere di intercettazioni nel corso del processo di Napoli, l’azione di costante indagine giornalistica relativa al modello 45, a quel computer di cui si è persa traccia, la constatazione – amara – che gli stessi personaggi allora protagonisti svolgono attività al centro della vita calcistica italiana senza conseguenza alcuna. La sentenza Vieri, la cui pregnanza è di una prepotenza innegabile sul fronte degli effetti collaterali, si è mostrata un primo tassello volto a sgretolare il castello edificato su fondamenta che allora apparivano solide. Solidissime.

Annunci

Un pensiero su “Calciopoli, riflessioni sulla sentenza Giraudo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...