Errori e orrori arbitrali, non solo Catania-Juventus. Fotosequenza


L’imperfezione esercita una fascinazione anch’essa estetica perché in ciascun osservatore cova, in forma latente, quel senso opposto, quella sorta di bilanciamento che combina alto e basso, pulizia e volgarità.

Catania-Juventus è la partita degli errori e degli orrori arbitrali. Delle brutture di cui un sistema evoluto, che ha accolto l’introduzione del giudice di porta con una certa capacità di anticipare, sa mostrarsi capace al contempo anche di inscenare in campo per ben 50 secondi un concibolo mortificante. Per gli arbitri in campo, confusi e assai infelici, e per chi ha assistito a una interruzione inutile che sostiene contrariamente all’indirizzo di Michel Platini (e altri) l’introduzione della moviola.

La consultazione a distanza (via microfono, per intenderci) ha condotto a un errore paradossale perché se l’osservazione dell’arbitro, Andrea Gervasoni, si sarebbe potuta giustificare per la posizione rispetto all’episodio per nulla inviabile non si capisce però il motivo per cui debba essere poi il suddetto ‘aggiunto’ – in questo caso Nicola Rizzoli – a vedersi scaricata addosso la responsabilità del verdetto. O perché, d’altra parte, il guardalinee Luca Maggiani debba salire da solo sul banco degli imputati.

Quel confronto ha sovvertito la decisione di Gervasoni e Maggiani che avevano convalidato la rete di Bergessio, interpretando correttamente l’azione. Direttore di gara e assistente. Non è un po’ troppo per un giudice di porta scoprirsi depositario della capacità di interpretazione corretta di un’azione? Non è sempre e comunque il direttore di gara a decidere, ad avere l’ultima parola?

Anarchia totale, gestione ai limiti dell’autolesionismo, contraddizioni in abbondanza: dalla rete di Vidal falsata dal fuorigioco di Bendtner al pugno a Pogba o al rigore su Chiellini (che poteva starci).

Gervasoni, Maggiani e gli altri sono in ottima compagnia se circoscriviamo all’ultima giornata l’analisi degli episodi. Bergonzi, in Fiorentina-Lazio, annulla sull’1-0 per i viola un gol regolare a Mauri per un fuorigioco inesistente, non concede due penalty e sulla rete di Ljajic non viene segnalato l’off side di Jovetic. In Torino-Parma, i granata rimangono in 10 per una doppia ammonizione ai danni di Sansone. Il secondo cartellino viene estratto da Giacomelli per simulazione, una simulazione contestata dal Toro. Il rigore finale di Roma-Udinese addirittura sembra un omaggio ai friuliani. E quei venti di gloria del sabato sera che già innegiano alla rinascita del Milan (12° posto in classifica) sarebbero inquinati dal fuorigioco di Abate in occasione della rete di El Shaarawy.

Il fattore umano contribuisce al gioco, sostengono i tradizionalisti ancorati a una filosofia e a una costruzione immaginifica dell’industria del calcio che non include gli effetti perversi di un sistema affidato ai singoli che sfugge al controllo di una oggettività indispensabile in questa delicata fase in cui urge la necessità di spazzare via l’assenza di trasparenza. Un sistema il cui giro economico e le conseguenze finanziarie non consente di sottovalutare le implicazioni di queste interruzioni.

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