Perché si deve scrivere (ancora) di Genoa-Siena

Quella partita interrotta, il presidente in campo, l’ordine intimato ai giocatore di sfilarsi la casacca. E Giuseppe Sculli che – senza alcuna incertezza – si allontana dal gruppo, si avvicina a uno dei capi ultrà riconosciuto poi dalla documentazione fotografica raccolta e gli sussurra una verità risolutiva. Genoa-Siena è paradigmatica del contesto pallonaro in cui affidiamo a indagini giornalistiche e all’operato della giustizia sportiva e della magistratura ordinaria il ripristino di una legalità che ormai si conferma ad ogni tassello aggiuntivo in questa inchiesta pressoché assente. Complice quel sottile ricatto esercitato dall’industria del calcio e dal suo indotto, così appetibile per l’imprenditoria e per le organizzazioni criminali. Una storia assai prossima a questa vicenda apparentemente curvaiola dove al di là della consueta dialettica tra procure (vedi Cremona-Genova) va annoverata la reiterazione di alcuni nomi, di alcuni giocatori su cui gli investigatori e la procura federale spingono.

Da quella ordinanza di custodia cautelare della procura di Cremona in avanti, quella delle fotografie in cui sono ritratti Criscito, Sculli, degli ultrà, Leopizzi e Safet Altic all’Osteria dei Cocci nel giorno di chiusura e a quattro da Lazio-Genoa, i tesserati della squadra di Preziosi sono sotto stretta osservazione di quanti seguono l’operato della magistratura nel tentativo di ridisegnare quella rete di traffici e scommesse di cui conosciamo, in questa fase delle indagini, solo le prime linee.

La procura federale, acquisiti gli atti dalla procura di Genova pervenuti il 13 luglio, ha deciso di deferire Preziosi, il Genoa, il dirigente Salucci e 16 giocatori, tra cui Sculli su cui nella stessa ordinanza già citata si erano espresse valutazioni assai gravi con annessa richiesta di arresto negata dal gip Guido Salvini, in stretto raccordo con l’attività della procura di Alessandria.

La posizione di Sculli è aggravata, secondo la procura federale, perché, come riportato nel deferimento, l’attaccante avrebbe

“reso dichiarazioni non veritiere, in quanto a conoscenza dell’organizzazione preventiva della contestazione nonchè della preordinazione dei tumulti per la gara Genoa-Siena, perché riferitagli direttamente da uno dei capi ultrà della tifoseria del Genoa e per aver poi intrattenuto contatti con alcuni esponenti della tifoseria ultrà locale”.

Squalificato nel 2002 per la sospetta combine di Crotone-Messina, poi derubricata a slealtà sportiva, discusso e controverso non solo per la parentela con Giuseppe Morabito detto Peppe Tiradritto (menzionata nell’ordinanza) ma per la sua doppia difesa, viene investito di una responsabilità aggravata in relazione ai fatti di Marassi, di quella azione sovversiva e violenta consumatasi all’interno dello stadio Luigi Ferraris. Altra storia, poi quella delle relazioni pericolose tra l’attaccante deferito e la banda della Magliana, riportata il 30 maggio scorso dal quotidiano La Stampa sulla base di un’informativa.

In Genoa-Siena, Sculli fu l’unico di quelli in campo a non togliersi la maglia. L’unico.

TUTTI GLI APPROFONDIMENTI SU GENOA-SIENA

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