Tnas: sconti e omissioni nel caso Conte

Nell’Italia dell’assai effimera necessità di modificare (praticamente in corsa) le regole delle primarie in quel che resta del PD, ecco che nel mondo del pallone non si riesce a essere da meno. Siamo italiani, per fortuna e purtroppo lo siamo come insegna Giorgio Gaber, quindi non dovremmo sorprenderci se il Tnas, Tribunale Arbitrale per lo Sport, sconta la squalifica per omessa denuncia ad Antonio Conte di ben sei mesi.

Sei mesi, sì. Rientra immacolato Conte, perché il suo allontanamento si concluderà l’8 dicembre in concomitanza con la festività che precede la trasferta di Palermo risultato di una sottrazione che nel risultato ha un che di farsesco, dove alcuna parte è soddisfatta né può ritenersi fatta del tutto chiarezza.

Però,  a ciascuno il suo salomonicamente. A Conte il suo sconto, alla Federcalcio la conferma delle posizioni assunte a principio, alla Juventus il parziale rientro degli investimenti effettuati e il contenimento in termini di danni di immagine e possibili contrazioni degli accordi commerciali. Invece no, proprio per niente.

Comunicati che manifestano il disincanto del collegio difensivo, una triade anche in questo caso costituita dagli avvocati Bongirno, Chiappero e De Rensis. Comunicati che consistono in soli virgolettati di Andrea Agnelli, in cui vengono ribaditi e l’innocenza di Conte relativamente ai fatti di Albinoleffe-Siena e l’insostenibilità di una giustizia sportiva imperfetta.

In cui il patteggiamento tecnico concordato con il procuratore Stefano Palazzi, respinto dalla Commissione Disciplinare, pari a tre mesi differisce nell’accoglimento parziale della richiesta della difesa in ultimo grado di appena 30 giorni (o 31?). Conte colpevole? E sconto sia, anche se rispetto al sandulliano ‘Gli è andata pure bene’ questa opzione indurrebbe a ritenere assai fragile l’impianto che già con il proscioglimento per una delle combine avanzava indirettamente dei dubbi sulle modalità di gestione delle audizioni e delle indagini  affidando alla scuola dei pentiti fin troppa centralità.

Coerenza che per i motivi esplicitati in precedenza (Mastronunzio, i compagni che hanno negato alcun addebito come Coppola, le confessioni a intermittenza di Carobbio, le recenti affermazioni da prendere con le pinze di Corona) non ha che palesato le falle nel sistema in cui si ribaltano i principi che fondano il procedimento. Per non addentrarci, poi per ovvi motivi, sul piano del diritto costituzionale compito di cui se ne faranno carico altri.

Tutti salvi, tutti contenti? Nel pasticciaccio in cui misceliamo osservazioni inevitabili per la prepotenza di questo dispositivo in attesa delle motivazioni, lo stile è quello con cui abbiamo familiarizzato nonostante l’auspicio sia di ottenere risposte a dubbi più che legittimi. Non altro, non equilibrismi più o meno riusciti.

Dalla commedia all’italiana al papocchio della giustizia sportiva (come scrive oggi anche Giampiero Mughini), il passo è breve, brevissimo. Peccato che l’epilogo sia grottesco, allo stesso identico modo.

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