Mister x, Stefano Mauri

Stefano Mauri gode di una popolarità inconsueta, anche tra quanti subiscono assai poco il fascino del pallone. Almeno quello regolamentare. Il capitano della Lazio si è guadagnato titoli da telegiornale in fascia da picco d’ascolto e aperture di quotidiani per questa ordinanza di custodia cautelare che l’ha visto condividere con Omar Milanetto le conseguenze di un destino insolito.

Insolito perché apparentemente entrambi godevano di una posizione socialmente ed economicamente privilegiata. Invece abbiamo assistito al loro arresto (di cui avrebbe volentieri fatto a meno) e appreso, in particolare riferendoci a Mauri a scanso di equivoci, di una polemica in merito alla sua presenza in campo (nonostante nulla lo impedisse per i motivi della revoca anche degli arresti domiciliari) e la vicenda recentissima di conto cifrato in Svizzera.

Il giocatore sarebbe invischiato in una indagine della magistratura elvetica che ha già provveduto a inoltrare una rogatoria internazionale. Da qui la sua presenza, nuovamente, a Cremona per essere sentito dal gip Guido Salvini che ha provveduto a raccogliere la versione di Mauri, il quale avrebbe intestato il cc ai genitori (fonti di stampa sostengono che nello specifico sia la madre del centrocampista la titolare).

Molto sospetto, stando a quanto ha anticipato La Gazzetta dello Sport (a cui va riconosciuto il primato), sarebbe un versamento da 100mila euro effettuato con un bonifico anche se la data non coinciderebbe con quella dell’inchiesta sul calcioscommesse. Su questi e su altri passaggi ambigui dovrà rispondere Mauri, sentito nello stesso giorno di Marco Paoloni, il portiere da cui è scaturita la prima indagine e il primo filone del calcioscommesse cremonese nell’estate del 2011.

Mentre la madre ha scelto di rispondere alle domande in una caserma della Guardia di Finanza come testimone, Mauri si è mostrato disponibile a farsi sentire dagli investigatori svizzeri per l’inchiesta su riciclaggio che lo vede indagato dal ministero pubblico federale.

ARRESTO E REVOCA DOMICILIARI – Mauri era stato arrestato quel 28 maggio che ha segnato una cesura, un confine perché ritenuto, in concorso con altri giocatori e con i vertici dell’associazione criminale, responsabile delle combine Lazio-Genoa 4-2 e Lecce-Lazio 2-4 del campionato 2010-11. Ipotesi negate con insistenza dal capitano che ha ammesso però di aver effettuato delle puntate sul basket americano ricorrendo a una sim intestata alla fidanzata di un titolare di un’agenzia di scommesse. Ora a questo quadro si aggiunge questa indagine per riciclaggio e le tesi della procura di Berna che alimentano il convincimento che dietro ai singoli vi sia una rete transnazionale.

LA REPLICA DEI LEGALI – I legali di Mauri, Amilcare Buceti e Matteo Melandri, dopo la pubblicazione della notizia in una nota – durissima – dichiarano che l’atto di notifica ricevuto da Mauri “palesa come lo stesso debba essere sentito in qualità di testimone per conto dell’autorità giudiziaria elvetica”. “Contrariamente alla realtà dei fatti invece si legge oggi praticamente su tutte le testate giornalistiche che Stefano Mauri sarebbe indagato per il reato di riciclaggio, e che lo stesso dovrà essere interrogato dal dr. Salvini – prosegue la nota -. Trattandosi di rogatoria, e quindi di procedimento a mezzo del quale una autorità straniera chiede di ascoltare un cittadino italiano, non si comprende per quale motivo l’adempimento non debba svolgersi secondo le regole ordinamentali, e quindi davanti al Magistrato del Tribunale di residenza del soggetto interessato. Resta quindi incomprensibile la designazione dell’unico Magistrato sul territorio nazionale che, non solo sta svolgendo il ruolo di GIP (che peraltro questa difesa ritiene incompetente territorialmente) nell’indagine nella quale Stefano Mauri è attualmente indagato, ma che nel contesto della medesima indagine ha già emesso un’ordinanza di custodia cautelare”. E ancora: “Quando – sempre inevitabilmente – tutto verrà ricondotto al nulla di nulla, Mauri resterà comunque segnato dalla qualifica di Mr x, porterà la croce di un’altra macchia – dolorosa perchè del tutto ingiustificata – che rischia di pesare sul procedimento sportivo che sopra ogni cosa sta a cuore al calciatore”.
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