La solitudine del procuratore Palazzi, la rabbia di Conte

Complottismo e dietrologie facili, ammettiamolo, nell’informazione nostrana si affacciano così, senza alcuna remora dalla dissoluzione della decenza, sancita dalla crepa di Calciopoli. C’è da inorridire, per la consueta esternazione di Sandulli su cui dovrà esprimersi la Commissione di Garanzia? Perché cercare l’equilibrio che non ti aspetti nelle esternazioni emotive di Conte, generatore automatico di titoli e destinatario di un trattamento speciale per questioni intrinseche al sistema della giustizia sportiva? 

Conte e il suo ‘Carobbio e Procura pappa e ciccia’ o ‘è una vergogna’ o ‘il patteggiamento è un ricatto’ sono il riassunto di uno tsunami annunciato, manifestazione di insofferenza al sistema della giustizia sportiva sgorgata dall’uomo più esposto e ora più tarantolato, colto da una sana e consapevole voglia di essere Antonio Conte dopo aver accusato – è evidente – la beffa di una sentenza che lo ha prosciolto per l’infamante accusa di Carobbio su quella famosa (così l’ha definita) riunione tecnica di Novara-Siena mantenendo inalterata la squalifica. Per Albinoleffe-Siena. Una reformatio in peius. 

La pubblicazione (obbligata) delle motivazioni della sentenza contestualmente all’offensiva contiana in conferenza stampa ha contribuito ad alimentare il partito dello sfascio, già in ascesa. 

L’epilogo è stato grottesco, come lo è stata la via del patteggiamento che andava rigettata a principio – lo ribadisco – per coerenza e manifesta volontà di ribadire l’estraneità a un sistema malato.

Giancarlo Abete dovrà dire qualcosa di diverso stavolta rispetto alle opportunistiche dichiarazioni di Daniele Capezzone – trascurabilissime – e alle frasi di Gianni Petrucci che vorrebbero difendere l’operato della giustizia sportiva. E di Stefano Palazzi.

Il rap garantista di Conte ha il suo perché, oggi e in quella sede. Ma il solito Sandulli, riferendosi all’illecito sportivo e a quel gli è andata bene, ha sollevato una questione per nulla banale che grava più sul procuratore federale che su Conte.

Abete non ne parla (per ora), Petrucci ne difende l’operato. Le sentenze, però, ridimensionano l’operato di una superprocura che fonda il proprio operato sull’attività investigativa della magistratura ordinaria, contratta da una celerità che pregiudica gli interessi di tutte le parti. 

Dopo l’euforia scaturita da quella relazione in cui Palazzi disegnò il ruolo dell’Inter da cui la questione della rinuncia alla prescrizione e l’emergere la scorsa estate di una rete di scommesse illegali di dimensioni abominevoli, il procuratore è solo. Con ancora la questione Genoa da chiudere e quella dipendenza dall’operato altrui. Ma questa è un’altra storia.  

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