Buffon, calcioscommesse e presunzione di innocenza

!function(d,s,id){var js,fjs=d.getElementsByTagName(s)[0];if(!d.getElementById(id)){js=d.createElement(s);js.id=id;js.src=”//platform.twitter.com/widgets.js”;fjs.parentNode.insertBefore(js,fjs);}}(document,”script”,”twitter-wjs”); Metti che il portiere della Nazionale italiana, sublimazione del modello difensivista, palesi la propria indignazione, testimone involontario di una perquisizione durante il ritiro a Coverciano con telecamere e inviati presenti dalle 6 del mattino conclusasi con sequestro di beni personali e l’esclusione di un compagno. Non uno sfigatello, come ha sentenziato con una faciloneria confinante con l’ingenuità il c.t. Cesare Prandelli.


Metti che sia Gianluigi Buffon, non solo il migliore nel suo ruolo ma il giocatore che indossa la maglia numero uno della Juventus. Di Antonio Conte. Di Leonardo Bonucci. Entrambi iscritti nel registro degli indagati a Cremona con la differenza che per quest’ultimo la procura di competenza sia Bari.


Metti che Buffon davanti ai soliti nomi al seguito della rappresentativa nostrana abbia palesato l’insofferenza verso un sistema espressione di una versione anche rivedibile dello Stato di Polizia ai tempi del post berlusconismo


Metti che abbia sottolineato che certe notizie, informative ad esempio, trovino spazio prima sui giornali e dunque accoglienza presso redazioni piuttosto che essere prima notificate a chi di competenza. 


Metti che abbia evidenziato che la vera vergogna è questa. Che atti, informative, ipotesi accusatorie, sensazioni (ricorrendo all’espressione utilizzata dal pm di Cremona Roberto di Martino l’estate scorsa) circolino senza cura alcuna tra addetti all’informazione con puntualità, senza che ciò implichi la necessaria veridicità degli stessi, la loro indiscutibile fondatezza.


Calciopoli con la sentenza dell’8 novembre 2011 ci ha ricordato che l’Italia dalle stucchevoli moltiplicazioni normative cela un paese senza memoria che preferisce omettere quando è conveniente, pur fondandosi su una cultura giuridica evoluta. Non sulla necessità di accontentare in un colosseo virtuale le voglie delle folle alla ricerca di virtuosismi circensi.


Buffon con altri colleghi (Maresca, Chimenti, Iuliano) già nel 2006 fu coinvolto in un procedimento in merito a presunte scommesse illegali da parte della procura federale. Stefano Palazzi, il procuratore federale che oggi ha aperto il primo dei processi sportivi di questa nuova stagione di calcioscommesse, allora decise di non procedere contro il portiere archiviando la sua posizione (cito Repubblica non a caso, dopo le pubblicazioni odierne). 


Uno dei fondamenti del diritto penale e della procedura è la presunzione di innocenza sino a condanna definitiva. Andrebbe ricordato anche questo, prima di giungere a facili conclusioni. Servite magari con tutte le cure del caso grazie alle ormai a quelle, puntuali, veline. 

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