Calcioscommesse, l’analisi di Laudati e i limiti del sistema

C’è un tempo per l’analisi, c’è un tempo per le riforme. Uno per l’ordine e uno per la giustizia. Di proposte per una riforma della magistratura, in toto, si discorre praticamente dal varo della Carta Costituzionale. Da quando, già durante l’Assemblea Costituente (e ancora prima in seno ai ricostituiti nuclei partitici) si valutarono soluzioni differenti in materia di potere giurisdizionale.
La vicenda calcioscommesse che squarcia così profondamente quel velo di Maya utile a quanti desideravano trascurare le modalità di trarre profitto dall’industria del calcio (e del divertimento in generale) occorre a delineare come sia non solo ramificato il fenomeno (che vanta precedenti di livello), ma quanto sia complessa la macchina della giustizia messa in atto. Complessi (e anacronistici) i rapporti tra gli organi investiti e come si possa apportare maggiore incisività anche con migliorie normative. Perché il diritto deve vantare un’attinenza sociale.
L’intervista del procuratore Antonio Laudati a Sky Sport24 suggerisce degli spunti di riflessione sulle perversioni tutte italiane legate all’evolversi delle scommesse, alla proporzioni ridicole di quelle legali rispetto al sommerso e di come ancora sia complesso il passaggio di notizie e atti utili tra guistizia ordinaria e sportiva. Non sono temi inediti. Ma sono quelle evidenze che il magistrato che segue il filone barese dell’inchiesta ripete. Perché il business c’è, le pene sono inadeguate e le sinergie equivalgono alla distanza tra analogico e digitale. Nell’intervista di Laudati c’è l’esatto riflesso di un mondo sommerso a cui non si può porre rimedio nel breve scorrere di un post, ma alcuni correttivi come la richiesta di rigore sono leggittimamamente auspicabili e realizzabili.
“Le scommesse hanno avuto un’evoluzione inimmaginabile – ha risposto Laudati in un’intervista ai microfoni di Sky Sport -. Ora si scommette durante l’arco di tutta la partita e non solo sul risultato ma anche su singoli episodi di gioco, su una punizione, su un calcio d’angolo, su un’espulsione, e questo fa sì che le scommesse non condizionino tanto il risultato ma singoli eventi di gioco. Possiamo considerare che oggi l’interferenza delle scommesse prescinde dal risultato, ci sono comportamenti che non incidono sul risultato ma che hanno condizionato grosse vincite”. 
I dati elencati dal procuratore sono emblematici dell’illegalità dominante in questo fenomeno in cui “il business delle scommesse è molto ampio, si parla di un fatturato legale di 4 miliardi di euro ma solo il 30% della portata generale delle scommesse va sul circuito legale per cui abbiamo una massa di denaro che oscilla tra i 12 e i 15 miliardi di euro all’anno e questo ha attirato gli interessi della criminalita’ organizzata. Sul calcio c’è stata una pressione molto forte, con interessi molto importanti in gioco e questo ha condizionato alcuni eventi sportivi”. 
“Le indagini sono presenti in tutta Europa e forse in tutto il mondo – continua – Dall’indagine di Bari emerge che alcuni comportamenti sono stati mutuati da organizzazioni criminali straniere, soprattutto dei Paesi dell’Est, e il fenomeno dell’interferenza sul circuito delle scommesse e’ presente in moltissimi Paesi europei”.
Andando all’indagine di Bari che a inizio aprile ha portato anche all’arresto di Andrea Masiello, “per quanto riguarda gli accertamenti in corso, gli atti di rilievo saranno trasferiti alla procura federale e spetterà all’ordinamento sportivo fare le valutazioni del caso – aggiunge Laudati – Il calcio è un sistema dalle pesanti interferenze molto complesso, un po’ per il ruolo dei calciatori, un po’ per il ruolo dei tifosi, e le valutazioni del caso sono da fare alla fine dell’indagine”. 
Il procuratore capo di Bari ritiene pero’ che il mondo del calcio resta “pieno di passioni, di comportamenti virtuosi e il reato di un singolo non puo’ danneggiare l’immagine di un singolo sistema”, fermo restando che occorre “intervenire per evitare che ci siano condizionamenti e che si possano favorire le attività criminali”. 
I suggeriemnti di Laudati sono puntuali, specifici visto che attualmente “applichiamo la norma di frode sportiva che risale al 1989 e che è stata fatta dopo il calcioscommesse del 1982 – prosegue Laudati – Questa norma sanziona fino a un anno di reclusione o con la multa comportamenti tesi ad alterare un risultato sportivo ma oggi ritengo che questo tipo di sanzione sia inadeguata per aver alterato il risultato di un derby o per aver tradito la passione sportiva di milioni di tifosi. E’ un comportamento grave come la corruzione che però può essere applicata solo ai pubblici ufficiali. Se per esempio viene data una piccola somma di denaro a un usciere per entrare in un ufficio pubblico dove non si può entrare il fatto e’ punito fino a 6 anni di reclusione”.
“Per un calciatore che riceve denaro e altera il risultato di un derby o fa un autogol la sanzione è invece la multa o fino a un anno di reclusione – spiega ancora Laudati – Ma per il grande interesse sociale e la rilevanza degli interessi che ruotano attorno al calcio si tratta di comportamenti gravi equiparabili alla corruzione”. 

Lascia per ultimo un altro problema, quello del raccordo “tra la giustizia penale e la giustizia sportiva che persegue comportamenti che non hanno rilevanza penale e che però possono condizionare i risultati delle indagini. La responsabilità oggettiva, per esempio, fa sì che le società abbiano difficoltà a collaborare mentre nel caso dell’omessa denuncia chi è a conoscenza di comportamenti illeciti o viene chiamato a testimoniare incorre poi in una sanzione sportiva con gravi conseguenze a suo carico”. Un fattore che di certo non agevola l’emergere dei fatti in un quadro che risente, inevitabilmente di un quadro ancora così arretrato.

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