Calcioscommesse: la radiazione di Giuseppe Signori

Quanti di voi avrebbero previsto una decisione diversa del Collegio arbitrale del Tnas su  Giuseppe Signori? L’epilogo della vicenda Signori è forse più desolante della stessa minuzione enucleazione degli incontri sospetti che fecero Foschini e Mensurati su Repubblica in merito all’attaccante, il bomber del Foggia del sogno zemaniano e poi della Lazio, del Bologna. La sua squalifica a 5 anni e la preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della FIGC è una sentenza prorompente, a cui Signori replica nella società della comunicazione totale con una nota.

“Per dirla in termini calcistici, la nostra è una partita persa 2-1 e non 3-0”. Da parte dell’ex attaccante della Lazio “una constatazione di fatto: non c’è stata un’espressione di maggioranza assoluta”. “Non metto in discussione che il mio comportamento andasse censurato per aver accettato quell’invito ed aver partecipato a quell’incontro, piuttosto che per aver scommesso in modo regolare nella convinzione di non essere più un tesserato, ma certo è che andava attribuita la giusta responsabilità ed il giusto valore alla pena – commenta Signori – Ho scommesso in modo regolare da non tesserato in una partita che tra l’altro non ha dato i risultati che mi sono stati imputati, tanto che a tutt’oggi InterLecce non è fra le partite oggetto di combine, così come AtalantaPiacenza la cui combine è stata attribuita a me come regia ma che di fatto gli atti processuali sia della giustizia ordinaria che di quella sportiva danno una visione e coinvolgono soggetti ben diversi dal sottoscritto”. Secondo Signori, inoltre, “il mio tesseramento poi rimane ancora un mistero da svelare, non è ancora chiaro se lo sono o non lo sono. Ho prodotto la prova che non ero e non sono un tesserato, ma vengo giudicato colpevole in quanto tesserato dalla Figc, sebbene io – ad esempio – abbia sostenuto l’interrogatorio in casa e non presso la sede Figc, come avviene per tutti i tesserati. Non posso non pensare che ci sia un metro ed una misura diversa per me, per Beppe Signori”. Per l’ex attaccante “la differenza di equità nel giudizio della Federazione è visibile a tutti: i giocatori che sono stati trovati con la valigetta piena di denaro, i giocatori coinvolti negli scambi avvenuti per combinare le partite, anche per le confessioni degli stessi personaggi imputati, hanno avuto sanzioni ridicole rispetto alle prove oggettive”. “Non sono stato giudicato in modo imparziale e questo mi irrita – aggiunge – così come provo delusione per il fatto di aver avuto una sentenza sportiva tanto dura quanto ingiusta, nonostante io non sia più tornato alla ‘ribalta’, nessuno dei pentiti mi ha indicato quale uomo chiave, capo dei capi, partecipe, presente, leader indiscusso in qualsivoglia malaffare…”.

Una rabbia esplosa con minuziosa capacità di ammissioni miscelate a astensioni, punto per punto, della tesi della difesa dell’ex giocatore, coinvolto nella prima tranche del filone del calcioscommesse lombardo. Ma questa è una storia diversa, prossima ma differente. La giustizia sportiva ha tempi e modi diversi, che trascendono l’eventualità di una ipotesi amnistia paventata tempo addietro dal pm Roberto Di Martino. Proposta su cui, personalmente, avrei delle perplessità.

A distanza di alcuni giorni dagli interrogatori condotti dal procuratore federale Stefano Palazzi, l’intenzione di procedere con celerità e chiudere la prima parte dell’inchiesta è evidente. “I primi deferimenti arriveranno lunedì 7 o martedì 8 maggio“, ha ufficializzato il procuratore chiudendo la prima parte dell’inchiesta sportiva.

“Le date del primo processo? Dipende dai tempi tecnici degli organi giudicanti – ha aggiunto Palazzi – la scorsa estate i procedimenti sono stati definiti in tempi molto brevi con un grande sforzo anche delle difese. L’indagine rimarrà comunque aperta per chiarire altre posizioni e lavoreremo su due piani, inquirente e requirente”. Il primo processo prenderà il via presto, prima degli Europei, entro il 20 maggio dietro esplicita richiesta da parte dei vertici istituzionali. Sia Abete, sia Palazzi hanno espresso con estrema chiarezza l’intenzione di avere già materiale sufficiente, senza che ciò induca a ritenere questo procedimento in grado di esaurire l’attività del procuratore federale.
L’acquisizione di nuovi elementi suggerirebbe un risvolto anche per la giustizia sportiva: “La Procura è in collegamento con i magistrati di Napoli – ha ribadito il presidente della Federcalcio – e poi la Procura di Cremona sta svolgendo nuovi interrogatori”. La prima parte dell’inchiesta è, appunto, una frazione del tutto. 
In settimana si conoscereà la data in cui dovrebbe essere sentito il presidente del Siena, Massimo Mezzaroma, ultimo convocato di rilievo rimasto fuori da questo ciclo di audizioni.
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