Piermario Morosini, morte di un giocatore


Non spenderò che frasi volte a raccogliere il mio vissuto, senza filtrare riflessioni e osservazioni, appellandomi a quella distanza che consente di comprendere i fatti e di saperli riportare aderenti al vero. Venticinque anni per un’esistenza non sono abbastanza per capire che ci appaga, che cosa ci irrita, chi vogliamo ci accompagni. Per Piermario Morosini che si accascia sul campo dello stadio Adriatico, venticinque anni sono pari al risultati della sottrazione tra giorni passati e quelli venturi. Una interruzione atroce, ingiusta, grottesca per le vicende personali e per quella vettura della polizia municipale che ha bloccato l’ingresso allo stadio Adriatico di Pescara. 

Tre, quattro minuti di ritardo. E la constatazione – amara, ridicola – che a impedire l’ingresso fosse una vettura della polizia municipale, come documentano le immagini e le riprese audiovisive.

Un carabiniere ha sfondato il finestrino di quella macchina che ostruiva il passaggio, impedendo il transito per la via di accesso principale alla struttura e al campo, dove nel frattempo il massaggiatore del Pescara e il dottor Paloscia stavano praticando il massaggio cardiaco al centrocampista del Livorno, in arresto. Una automobile in dotazione alla polizia municipale. Spostata a braccio dai vigili del fuoco. 

Una vettura evidentemente chiusa, davanti alla principale via d’accesso e di fuga dell’impianto sportivo. Indagine interna e approfondimenti della magistratura chiariranno perché quell’auto fosse lì. Non è questione da poco, non lo è affatto. E se il sindaco Luigi Albore Mascia ha risposto solo in serata i presupposti per ritenere scellerata quella circostanza sono legittimi. 

Quella vettura dei vigili urbani lasciata in sosta lì denota un “atteggiamento superficiale”, dice il sindaco dopo le 21 per poi aggiungere “chi ha sbagliato pagherà, saranno adottati provvedimenti sulla base della relazione d’indagine”. E così sia. 

Attendo l’esito delle indagini: dei 14 vigili in servizio nessuno si è presentato per spostare in tempi ragionevoli quell’auto. Ripeto: una vettura della municipale. Ripeto: un segno di profonda, drammatica inciviltà.






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