Morto Chinaglia, l’uomo dalle molte vite: dallo scudetto alla fine da latitante

Giorgio Chinaglia è l’uomo che alza il dito verso la Curva Sud dopo aver segnato una rete nel derby. Sfidando tifoseria, tradizione, concetti populisti e curvaioli in una contrapposizione dialettica che non si interrompe in un continuum. Una sorta di ruspante George Best, meno internazionale, meno dandy e meno bello. Idolo eroico, narratore improbabile di una risalita che per un marcatore è la doppia cifra a fine campionato.

Allora indossava la maglia della Lazio, quella squadra che riceve menzioni ed elogi in grado di aggiudicarsi uno scudetto con un rigore contro il Foggia realizzato proprio da questo ragazzo, figlio di emigranti morto oggi in Florida, a 65 anni. Da latitante. Quel ragazzotto italiano che in Galles pare un predestinato, ma che grazie ai piedi buoni si sottrae alle onde per destino per vestire una camiseta e tirare calci a un pallone. Eccellente, se quei numeri degli almanacchi indicano il valore del giocatore. Pessimo, quasi svilente invece l’epilogo della sua vicenda umana. Due componenti simmetricamente opposte che tagliano la storia di Chinaglia in più parti. Uno, nessuno, centomila, Long John.

Un uomo dalle molte vite iniziate nel 1947, a Carrara. I suoi genitori lasciano l’Italia quando Giorgio ha 9 anni per il Galles, dove suo padre lavorerà come minatore. Una seconda vita, una terza vita. Torna in Italia perché ha talento e gioca bene, con la Massese prima e con l’Internapoli poi. Il suo momento, colmo di popolarità coincide con l’esplosione della Lazio. Nel 1971-1972 Chinaglia è il capocannoniere della serie B con i suoi 21 gol. La Serie cadetta non gli impedisce di ricevere la convocazione in Nazionale che celebra con una marcatura nell’incontro contro la Bulgaria.

E’ la Lazio di Tommaso Maestrelli, di una squadra che non conosce appannamenti come Chinaglia, all’apice della sua carriere agonistica. Peccato che questo stato di grazia fatto di congiunture astrali perfette abbia durata imitata. Una data di scadenza prossima. Per chiudere va in America, New York Cosmos. E si toglie qualche soddisfazione.

Rientra nel Bel Paese nel 1983 da presidente della Lazio. L’anno seguente la Warner Communications gli cede parte delle azioni dei Cosmos, ma la Nasl è ormai al tramonto e nel 1985, proprio dopo un’amichevole con la Lazio, chiudono. Alla fine dello stesso anno Chinaglia è costretto a cedere la società biancoceleste, per problemi economici, a Franco Chimenti. La sua vita da allora è negli Stati Uniti. Da latitante.

Nella primavera del 2006 Chinaglia è iscritto nel registro degli indagati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, con l’accusa di riciclaggio, per aver agevolato le attività della camorra. Nell’ottobre del 2006 nei suoi confronti viene emessa un’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti per estorsione ed aggiotaggio, nell’ambito dell’inchiesta della procura della Repubblica di Roma sulle irregolarità nella scalata alla società sportiva Lazio che nel 2008 si abbina a un mandato di cattura per riciclaggio. Fine triste di un uomo che sembrava un eroe, sotto la Curva Sud.

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