Calcioscommesse, l’avvertimento di Manganelli. Intanto l’inchiesta di Bari si allarga



Quel terzo passaggio fondamentale nell’inchiesta Calcioscommesse da quella assolata giornataccia estiva in cui il pm di Cremona, Roberto Di Martino, aveva vomitato sull’industria del calcio i risultati delle indagini ancora manca. Quando alle 18.40 del 6 marzo l’agenzia di stampa ANSA riporta che la Procura di Bari ha allargato a società oltre che giocatori le indagini, le esternazioni di quella mattina del Capo della Polizia Antonio Manganelli (evidentemente informato sui prossimi sviluppi) acquistano un senso in più. Riordinano gli avvenimenti, spiegano i flash e i take, le indiscrezioni che vengono riportate rafforzando la tesi degli immanentisti, il partito di quanti attendono che da parte degli inquirenti si imprima quella svolta decisiva.


Siamo ancora in attesa, anche se i tasselli iniziano a posizionarsi per andare a comporre un quadro squallido più che allarmante, disgustoso più che semplicemente, banalmente illecito.

Secondo Dagospia, quegli sviluppi di cui evidentemente ha già notizia Manganelli così esplicito nel ribadire il ripristino della legalità in un calcio che a ogni livello manifesta forme più o meno colluse e infette.

“In Puglia si trema: spifferi bene informati annunciano imminenti novità clamorose sull’asse Cremona-Bari-Lecce-Ungheria – due giorni fa le dichiarazioni choc del capo della polizia Manganelli: “Siamo nel vivo delle indagini: sono in arrivo nuove sorprese” – rivelazioni scottanti di pentiti attese dall’estero per le prossime ore: operazioni spettacolari in vista? Penalizzazioni? Retrocessioni? Ah saperlo…” 

Penalizzazione e retrocessioni: gravi sanzioni che investirebbero due società già al centro delle indagini da parte dei magistrati e che, stando al sito di Roberto D’Agostino, potrebbero essere schiacciate da ulteriori rivelazioni.


Tre Procure della Repubblica (Cremona, Bari e Napoli), intercettazioni, schede Sim in prestito, ultras, faccendieri e il ‘sistema’. Il pm barese, Ciro Angelillis, intanto ha fatto parlare uno degli uomini più interessanti nel disegnare le connessioni, gli appunti e le modalità con cui avvenivano le combine già raccontate a Cremona e a Bari, appunto, dal difensore dell’Atalanta e ex del Bari Andrea Masiello e dal factotum della società pugliese Angelo Iacovelli


“Tutti sapevano” che alcune partite del Bari probabilmente erano truccate: è uno dei passaggi dell’interrogatorio, durato circa un’ora, a cui è stato sottoposto Onofrio De Benedictis, titolare del ristorante barese ‘Il Pescatore’, frequentato da alcuni ex giocatori della società coinvolti nell’indagine. De Benedictis avrebbe confermato agli investigatori di essersi recato a Bologna nei giorni immediatamente precedenti la partita sospetta con il Bari, finita 0-4, ma di esserci andato per motivi di lavoro “insieme ad altre persone”. 


Il passaggio sarebbe stato già riportato da Iacovelli, dal ristoratore barese Nico De Tullio e da altri indagati che avrebbero confermato la trasferta emiliana. I sospetti erano che quel viaggio a Bologna si fosse concluso incontrando il difensore del Bologna Daniele Portanova, circostanza pare non confermata da De Tullio in città per incontrare scommettitori. De Benedictis sarebbe stato tirato in ballo da Masiello nell’interrogatorio di fine febbraio: il ristoratore avrebbe riferito agli investigatori di essere stato presente all’incontro con Portanova, in cui il giocatore del Bologna doveva dare una risposta a Masiello, senza sapere però di cosa si trattasse, secondo quanto pubblica stasera Repubblica.


Per il resto l’interrogatorio, delegato dal pm ai carabinieri del nucleo investigativo, si sarebbe basato su “domande generiche”. Se, cioè, De Benedictis avesse mai scommesso e in quali ricevitorie, se il suo ristorante era frequentato dai giocatori del Bari, se conoscesse Masiello e i dirigenti del club o di altre società. L’imprenditore ha ammesso di avere avuto a che fare con il giocatore come altri giocatori tirati dentro all’inchiesta e di aver ricevuto conferme sulle scommesse illecite. “Tutti lo sapevano”, ha ripetuto. 

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