Calcioscommesse, la prima volta di Manganelli



Nell’ordinanza di custodia cautelare stesa dal gip della Procura di Cremona, Guido Salvini, intrecci, protagonisti e meccanismi nel fango del Calcioscommesse venivano descritti con l’asetticità di un linguaggio tecnico e di una forma inappuntabile. Cristiano Doni, l’Atalanta e gli altri: una cricca di belli al cospetto del dio pallone, auto investitisi del ruolo di burattinai in una organizzazione complessa, strutturata con gerarchie enucleate con dovizia di riferimenti in quell’ordinanza. 


L’inchiesta di Cremona, che ha preceduto filoni altrettanto rilevanti come quello seguito dalla Procura di Bari, ci ha rigettato nella storia dell’Italia del Totonero, del primo Calcioscommesse, delle vicende dei singoli (il nostro calcio è fatto anche di giocatori fermati per aver puntato in palese contrasto con il regolamento). Per la prima volta, oggi, il capo della Polizia, Antonio Manganelli, si è espresso con fermezza sulla preoccupante estensione del fenomeno delle scommesse illegali e di come il marciume emerso fino a questo momento dagli atti prodotti dalla magistratura sia ancora parziale. ‘Ci saranno altre notizie, altri dati e risultati, perché le indagini continuano – riporta l’agenzia ANSA – e questo comporta l’acquisizioni di nuovi elementi’, ha detto a margine del seminario sulla legalità nello sport a Roma relativamente a fenomeni ‘di non poco conto in Italia. Questo aspetto costituisce un momento di attenzione molto particolare’.


Nessun allarmismo, quanto raccolto nelle indagini e dagli interrogatori e dalle informazioni trapelate restituisce esattamente un calcio molle, promiscuo e di complessa definizione anche in termini di proprietà e recupero dei capitali per finanziare società che approvvigionano in maniera indiretta riciclaggio e attività illecite come emerso periodicamente non solo da parte delle procure ma dalle organizzazioni e dagli organi deputati a controlli di natura finanziaria. Una pratica che la Fatf, la Financial Action Task Force dell’Ocse, Organizzazione mondiale per il commercio e lo sviluppo economico, ha denunciato nel rapporto del 2009

“Nonostante la tremenda crescita del mercato nel suo insieme – scrive l’Ocse – molti club sono in pesante crisi finanziaria e le loro difficoltà li potrebbe costringere ad accettare fondi da soggetti di dubbia provenienza: ci sono molti rischi che club indebitati non facciano molte domande quando si presenta un nuovo investitore”.

Passaggio minimo di un documento che solleva interrogativi sulla bontà di un’industria da miliardi di euro.

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