‘Sport in Tv’: calcio, spettacolo e altre storie

 
 
Perché nell’era del calcio totale (o anche spezzatino) recuperare la memoria di una Rai corsara? Perché misurarsi con scelte complesse che nello snodarsi della storia della televisione evidenziano vizi e virtù del Palazzo? Perché, quindi, leggere ‘Sport in Tv- Storia e storie dalle origini a oggi’ di Massimo De Luca e Pino Frisoli (edizioni Rai Eri, 16 euro)? La spettacolarizzazione a cui siamo arrivati ci impone riflessione e la ricerca dei fatti. Quando trattiamo il tema dei diritti tv, quando ci domandiamo se abbia senso ricorrere alla moviola, quando subiamo l’evoluzione di un linguaggio – sportivo e elettrodomestico – vivo da mutare di stagione in stagione, di programma in programma, ci rapportiamo con quanto è diventato appunto lo sport in televisione.
 
 
Nulla da ridurre a una dimensione ludica, per capirci. Piuttosto un tema serio, su cui si sono sanciti i passaggi più rilevanti nella nostra storia. Un concetto che filtra chiaramente da questo excursus puntuale, minuzioso ed obiettivo raccontato da Massimo De Luca, giornalista e già direttore di Rai Sport, e da Pino Frisoli che svolge l’attività di documentatore per Rai Sport e collabora con alcuni studi editoriali.
 

Con ‘La Domenica Sportiva’, primo programma giornalistico Rai (11 ottobre 1953), si è aperto ad esempio uno spazio in cui analisi e critica giornalistica sono state strutturate in un formato codificato che ha definito una formula divenuta familiare. Rivista e rinnovata con l’evolversi di un mercato e di una comunicazione che ha finito per fagocitare l’evento sportivo, inscatolandolo.

Una narrazione pulita, quasi semplice quella di allora se comparata con l’esasperazione dei replay, della moltiplicazione incessante delle telecamere in campo, delle inquadrature, del reiterarsi dei fotogrammi, prassi celebrate nei tanti salotti cresciuti nel numero di pari passo a piattaforme ed emittenti. Una televisione diversissima per schemi e modelli rispetto all’epoca in cui fu trasmessa la prima partita in Italia, Juventus-Milan (5 febbraio 1950).
 

D’altronde, la stessa liberalizzazione del mercato tv – ci ricorda questo libro – è passata attraverso il calcio, vedi la dirompente questione Mundialito che sancì il successo di Canale 5. Dalla rottura del monopolio ad opera di piccole, coraggiose televisioni locali all’ideazione di format che addirittura godono di calcio parlato (e non visto) come ‘Quelli del calcio…‘ nelle ultime edizioni, Frisoli e De Luca rinnovano attraverso i loro ricordi i passaggi fondamentali dello sport in tv restituendoci l’immagine del Paese e di come questa sia cambiata.

Quello che si esprime nella voce di Nicolò Carosio (dalla radio alla tv), quell’Italia conosciuta attraverso il Giro d’Italia (che pure migrò dal 1993 al 1997 a Mediaset) di De Zan, nell’ironia tagliente della Gialappa’s Band, nell’avvento della nuova generazione di telecronisti (da Caressa a Marianella) lanciati da Sky. Una storia che cambia mentre la si studia, che si lega alla tecnologia, alla nascita del digitale terrestre, alla pay-per-view e alla distinzione sempre più articolata di pacchetti e immagini che hanno sancito la prevalenza delle esigenze di programmazione su quelle meramente calcistiche. La fotografia è chiara, nel saggio si ritrova una oggettiva descrizione di eventi emozionanti (non banali) che sommati ci agevolano nella comprensione della televisione contemporanea e delle sue logiche.


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