Juve, Andrea Agnelli: i 29 scudetti, il bilancio e l’orgoglio gobbo. Video

Io dico che, due giornate o no a Krasic, oggi c’è da appuntare sul taccuino. Andrea Agnelli ha detto quel che andava asserito, compresa la questione affatto risolta dopo i risvolti processuali scaturiti dall’inchiesta Telecom-Pirelli di Milano dei due scudetti strappati. Sono l’Assemblea dei soci e il Consiglio di amministrazione degli Agnelli di Umberto che succedono agli Elkann e i loro che rimangono di riflesso nella società. Giuseppe Marotta e Pavel Nedved si sono insediati come consiglieri, Jean-Claude Blanc confermato amministratore delegato con poteri e deleghe sullo stadio. Il resto: bilancio approvato, allargamento del Cda, conferme di ruoli e incarichi. Non è l’era nuova, ma chi si stia operando una cesura rispetto al progetto Jaki possiamo crederlo.

TENDENZA AGNELLI – “Una volta accertata la correttezza della società negli anni in questione potremmo avanzare la richiesta di riassegnazione dei titoli”, ha dichiarato Agnelli nel discorso di apertura davanti all’Assemblea dei soci al Lingotto in questa lunga giornata. “Il procedimento giudiziario al Tribunale di Napoli è uno dei due aperti. L’altro riguarda l’esposto che abbiamo presentato per la revoca dello scudetto 2006. Abbiamo avuto dalla Federcalcio sufficienti garanzie che a breve avremo una risposta a questo esposto. Attendiamo con fiducia”. Fiducia l’abbiamo dal 2006, dall’avvio dell’indagine e dal relativo processo sportivo e quel che ne è venuto compresa decisione dei giusti. L’opportunità di resistere a un processo irreversibile non fu ritenuta prevaricante. Se questa verità, ricostruita anch’essa, dovesse appagarci allora ci fermeremo. Altrimenti, chi si interroga andrà avanti.

RUMORE – “La mia esternazione sugli scudetti del 2005 e del 2006 fa rumore ma il concetto è lo stesso che ho già espresso ad agosto: allorché sarà accertata la correttezza dell’operato della Juve, chiederemo la riassegnazione dei titoli. Il dialogo tra noi e Roma è continuo e costante, le cose si stanno muovendo in un rapporto di stima reciproca tra la società e le istituzioni”

NO MOGGI, NO BETTEGA – Per rifondare una squadra, una società dalla storia gloriosa non si può che ricominciare. Lasciando ai nostalgici le icone di un passato discusso: “Stimo Luciano Moggi per il lavoro che ha svolto da noi e non solo, l’ho già ribadito anche in pubblico più volte, e questa stima non verrà mai meno. Oggi, però, il nostro punto di riferimento per l’area tecnica è Giuseppe Marotta, che ha tutta la mia stima e che vorrei avesse anche quella di tutti i sostenitori della Juventus”. No a Moggi, al suo ritorno. No anche a Bettega: “Roberto è stato, è e sarà per sempre una bandiera juventina”.

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