Juve da riformare: Del Neri si inventa Pepe terzino

Quando Claudio Ranieri venne tacciato di propinare un brutto spettacolo nella Torino della rabbia e dell’orgoglio, la risposta a mezzo stampa fu semplice: “Basta non prendere gol”. I ragazzi, come li chiamava, salivano optando per un fuorigioco strategico che fruttava almeno una difesa d’ufficio. Ma che si può addurre in una strategia, che possa definirsi all’altezza, per questo reparto che ieri sera all’Olimpico è scomparso? Nonostante Chiellini (reduce da una brutta distorsione) e Bonucci che, con tutta la volontà della disperazione, hanno perso i tempi dove e quando il tempismo è tutto.

Ora il tecnico del nuovo corso Luigi Del Neri – che ha poco dietro cui nascondersi – ci propina Pepe terzino. Un uomo, un giocatore che ha interiorizzato il ruolo di attaccante in un 4-3-3 (Udinese) e prova con alterni successi a interpretare la verticalizzazione secondo i dogmi delneriani. Il problema sugli esterni bassi esite, inutile negarlo. Non giova a nessuno, neanche ai diretti interessati che faticano a rientrare e a coprire adeguatamente. Sette reti incassate alla quarta giornata sono francamente eccessive per una società che si pone come obittivo la qualificazione in Champions League.

“Una prestazione volenterosa, ma siamo tornati indietro, ad errori pagati a caro prezzo, che il Palermo ha sfruttato a pieno – ha dettol’allenatore bianconero -. Noi invece abbiamo sfruttato di meno le occasioni che pure abbiamo avuto”. Il problema della Juventus è difensivo, ma non è solo colpa della difesa. “Quando si sbaglia si sbaglia tutti – ha aggiunto Del Neri -. Una partita al di sotto delle prestazioni degli ultimi tempi: forse anche un po’ di sfortuna, però serve più attenzione e grinta. E’ un anno altalenante, dobbiamo convivere con questo. Pensavamo di aver risolto i problemi ad Udine, invece si sono ripetuti”.

Provvisti poi di un centrocampo che faccia da filtro (ieri sera Melo e Marchisio hanno faticato troppo) ecco che i buchi si spiegano. Meno si capisce questa obiettiva difficoltà di mantenere le distanze tra i reparti, quell’ordine che manca tra le linee. Anche i nuovi schemi vanno studiati. Capiti, applicati. La matematica applicata al calcio intanto pesa e mostra quello che non c’è, come dimostrato dall’alieno Mourinho.

Forse per dicembre si ritroverà la vera formula. Forse no, ma allora le cose e le persone potrebbero già non essere le stesse.

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