Mistero Pato: la caviglia e Milan Lab

Della misteriosa e malevola sorte di Alexandre Pato (fuori tre settimane a causa di una distrazione all’adduttore della gamba sinistra) si è scritto quanto del suo talento. La sua storia è intrisa di realismo magico per la malattia – un tumore osseo – che lo colse quando i riccioli non si dovrebbero neanche girare attorno a un dito. Correva, correva veloce fino all’Internacional di Porto Alegre. E al Milan, quando Leonardo rivestiva un ruolo dirigenziale.

La sua sorte non è stata scansata del tutto. Dal suo arrivo a Milanello, Alexandre ha intrapreso un calvario. Una sequenza di fastidi, distorsioni, stiramenti, distrazioni che lo ha lasciato ai margini. Una fragilità ossessiva che ha pregiudicato e pregiudica la continuità, le convocazioni in Nazionale e tutto quello che già potrebbe essere suo di diritto. Senza Pato, il Milan non è denso di fantasia. Ibra e Robinho allettano, ma non iptonizzano come il Papero. Non che sia una dissonanza, questo suo diversificarsi, rispetto al resto.

Federico Buffa, intervistato da Milan news non si è sottratto, nel suo sapiente linguaggio da narratore, alla scomoda individuazione di un nodo. Perché per Pato, c’è un Ronaldo un Kakà.

“Mi permetto di segnalare un’osservazione che mi fu fatta da un’eccellente osteopata con indirizzo sportivo, un uomo che stimo molto. Mi disse un anno e mezzo fa che Pato avrebbe avuto un problema muscolare dopo l’altro. Il motivo? Dalla distorsione alla caviglia di Firenze, nel febbraio 2008, tremenda, quando gli si girò la caviglia di 40 gradi, il Milan non s’è mai preoccupato di ridargli la postura originaria. Non avendo ridatogliela, questo ragazzo sarebbe stato soggetto a grossi problemi muscolari, cosa che si è rivelata puntualmente da lì in poi, e aggiungo empiricamente, ora che è spaventato al minimo dolore si ferma, per paura di lacerare i muscoli. In Champions s’è infortunato all’altro adduttore, ma il senso è quello, la ricaduta dell’anno scorso s’è fatta sentire. Il Milan dovrebbe iniziare a pensare che i muscoli che non avevano avuto niente all’improvviso sono sempre in discussione, per una diversa struttura posturale. Bisognerebbe lavorare in una maniera diversa, il Milan ha cambiato struttura sanitaria, è uno dei dati estivi, vediamo quale atteggiamento assumono, già con Thiago Silva e Nesta non hanno voluto forzare, vogliono che i giocatori siano convinti. Le stagioni passano molto dagli infortuni e da come vengono trattati”.

Milan Lab, glorificata all’indomani del successo rossonero di ancelottiana memoria, è una struttura costantemente studiata, analizzata. Non solo da un conoscitore dell’ambiente come Buffa. E’ per il caso Ronaldo, per la gestione e per i recenti mutamenti che ridistribuiscono pesi e valori dell’assistenza sanitaria ai tesserati (tema sensibile, inserita anche nel manifesto dell’Associazione dei calciatori e motivo per indire lo sciopero) e a sportivi come il tennista toscano Filippo Volandri, che il centro non manca di destare attenzione.

Per il suo fondatore Jean-Pierre Meessermann, chiropratico laureatosi negli Stati Uniti presso il Palmer College a cui anche il premier-presidente Silvio Berlusconi si è rivolto. Le sue scelte si sono rivelate discutibili e una certa parte della stampa – dietro sapienti suggerimenti – non ha esitato a dubitare dell’opportunità di affidargli un centro di ricerca medica. La deflagazione scaturita dalle dichiarazioni di Ricardo Kakà quando il suo trasferimento a Madrid era pressoché certo non ha che foraggiato il partito dei colpevolisti. Se la tesi avesse fondamento, la data del rientro di Patuzzo sarebbe solo – e solo – un particolare.

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