Caracciolo, la scelta giusta

[tempo passato]
Avere vent’anni e la provincia. Che non ti appartiene. E non ti conosce. Cresci a Milano, magari a Cesano Boscone, impari a giocare a calcio, il Milan ti arruola come difensore centrale del futuro anteriore perché sei alto, solido. Cambi, cresci, prometti. E diventi Andrea Caracciolo, ti ritrovi nel Brescia di Carletto Mazzone e tiri palloni a Roberto Baggio e a Pep Guardiola. Ma hai vent’anni e non è Brescia la fine del mondo, dove tutto il vivere ti risucchia.

Lasci la tua casa, lasci la tua storia, cerchi di abusare di una possibilità senza – forse – convincertene. Perché ti hanno plasmato attaccante e devi segnare. Devi segnare. Devi segnare. Non sei più tu, perché le statistiche dicono che non sei più. Sei il vice di qualcuno, anche se si chiama Amauri è sempre qualcuno. Non ti piace questa vita. Vai a Genova, nella Sampdoria che ti accoglie. Come Antonio Cassano, come Vincenzo Montella. Credi nelle tue risorse, credono nelle tue braccia aperte a disegnare l’orizzonte? Chissene. Meglio riflettere, meglio pensare. Non importa che capiscano.

[tempo presente]
Nell’ultimo giorno di mercato, di un gennaio spigoloso tanto freddo faceva, in quanti avranno condiviso la tua decisione? Oggi mi segni il primo gol del ritorno del Brescia in Serie A contro il Palermo (il passato torna sempre). Scelta difficile la tua: preferisci quella società dove sei cresciuto quando ti saresti potuto arricchire accettando l’offerta dei Glasgow Rangers. La strada è solo un po’ più lunga. Più irta, sconnessa. Ma ti conduce ai luoghi che ti appartengono e a cui appartieni. A diventare ciò che sei.

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