Andate alle elezioni, il giuramento è letto

Nel sabato delle manifestazioni sintomatiche (di quella a sostegno della memoria e della cultura antimafia, di quel popolo berlusconiano fluido e misterioso, di quella sinistra critica che sa anche difendere un valore), sul fronte del linguaggio si segna ancora una cesura.

Non si consumerà nelle edizioni serali dei tg generalisti la ritualità della celebrazione, sul palco di Piazza San Giovanni a Roma, della compattezza della destra tricolore – amorosa e amorevole – quella lettura congiunta dei candidati alla presidenza della regioni da Renata Polverini a Roberto Formigoni attorno a Silvio. Che c’è, sì. Più televisione, più analisi, più tesi, più dibattiti accademici. Il presidente può e riesce quanto e più di Mou a destabilizzare schemi e modelli.

La semplicità è disarmante. La scelta delle parole è importante. La rappresentazione teatrale si rivela ad ogni gesto, ad ogni confronto, sul sorriso perenne: è la campagna elettorale totale. Più dei numeri, più delle sarcastiche letture dell’impianto berlusconiano, è la forza dell’immediatezza che rimane. Rino Gaetano, Laura Pausini: tutto si confonde in questo fluire senza regolarità. Poi il canto finale e il saluto del grande mattatore. La voce, flebile, sommersa dall’apoteosi finale sfuma si perde fino a evaporare.

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