Cori Balotelli, chiudere le curve non basta

La propaganda ‘tolleranza zero’ non ha forse esaurito la sua mera retorica? Dove finisce l’irritante reiterarsi dei cori da stadio per discutere di pericolosità sociale? Il proliferare tutto italico di leggi, leggine e leggione in qualunque materia tocca il calcio, gli stadi, i comportamenti scorretti ad esso collegati. Anche i cori all’indirizzo di Mario Balotelli. Ma con i risultati raccolti, se ha fatto – ha realizzato poco e malissimo.

Che non sia un problema legato alla Juventus, al ragazzo o alla tifoseria è ormai evidente se a discuterne sono il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e se quanto deciso dal giudice sportivo, Gianpaolo Tosel, ha spaccato più che risolto le posizioni dopo quanto visto e sentito in Chievo-Inter. Come in dieci, venti, cento altri incontri. Non è solo calcio, parrebbe evidente a chiunque. Si chiudono le curve, si adottano sanzioni più restrittive, si inseriscono provvedimenti sempre più duri vedi l’interruzione delle gare che il ministro stesso ha chiesto alla Figc. Si discute di modello inglese, di uno stadio formato famiglia da importare dalla Germania. E’ una storia già nota. E non solo se il tema è un pallone.

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