Eutelia, una storia italiana


Metabolizzo. Appunto. Scrivo. Ricompongo i pezzi. Frammentario, comunicazioni interrotte, incastri che si tramutano in intersezioni. Una storia italiana.

Il ragazzino dispone di testa e ingegno. Intuisce le potenzialità della Rete e progetta una sorta di pre-Google tra le colline aretine, architettura di un primo motore di ricerca italiano. Inquieto, appassionato di moto fino ad avventurarsi nella Parigi-Dakar ripetute e svariate volte (tre), ha una tensione che esprime attraverso la creazione di una azienda che esula dalla tradizione familiare. Finanziaria, assicurazioni, immobili.

Ma non sono quelli consolidati, i suoi interessi. La spregiudicatezza lo conduce a rischiare. A rischiare con Plug it e la controversa questione degli 144 e degli 899. La reazione dell’Autorità delle Comunicazioni è severa, eppure l’ascesa – rapida e continua – non si arresta. Plug it – divenuta nel frattempo Eutelia – fagocita Freedomland, Edisontel, Getronics e altre aziende ancora. Nomi che ricorrono, individui che figurano all’occorrenza presidenti, produttori o amministratori delegati e con cui condivide l’ossessione-passione per il paracadutismo al Sky Dive Tortuga Arezzo. E lì è Capitan Uncino.

Ma il gioco delle scatole cinesi (o delle celle) non è gradito. Né dalle aziende concorrenti che operano nelle regole né dall’Autorità che le impone. L’impero è già sgretolato quanto organizza una sorta di squadra evocativa che fa irruzione in quel che rimane della sede romana di via Bona, occupata dal 28 ottobre dai lavoratori senza stipendio. E che sopravvivono nella condizione di non capire che cosa accadrà.

L’annuncio della cessione di Eutelia a Omega Spa affonda nell’incertezza i dipendenti. Alcuni confluiscono in Agile, una srl legata a Omega e Libeccio. Il ridimensionamento del personale è ovvio. Negare, anche. Guardie, questurini, un ragazzino con una giacca e l’ostinazione di mantenere fermo un diritto che parrebbe infondato. Un comunicato, precisazioni, dichiarazioni dopo un silenzio annoso. Parole, parole, parole. Il capitalismo gotico impastato tra Arezzo e il Valdarno esonda e ribalta anche lui, quello che era un ragazzino. Samuele Landi.

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